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A 2150 gradi Farenheit fonde la ghisa
anno 9 - gennaio marzo 2000 - n. 1
Direttore Antonio Aldrighetti Direttore Responsabile Enzo Righetti Coordinamento Maria Luisa Perini
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20 Maggio 1970 - 21 Maggio 2000
Nostra è la sfida!
di Pier Paolo Baretta Segretario Confederale Cisl
La decisione della Corte Costituzionale, che ha ammesso 7 dei 24 referendum promossi dai radicali e dalla Lega, ha aperto la "sfida" fra il sindacato e i promotori dei referendum per far valere le ragioni di una opposizione agli effetti, da noi considerati devastanti, di alcuni quesiti referendari che si votano il 21 maggio p.v. Mentre è giusto ribadire la soddisfazione perché alcuni quesiti sono stati bocciati (in particolare per quanto riguarda quelli sui patronati, sul part-time, sulla sanità ecc.) resta la preoccupazione per quelli ammessi e per le conseguenze che avrebbero se avessero un risultato referendario positivo.
Per capire la portata di una malintesa politica "liberale" accenno solo brevemente alla natura di questi due referendum. Il quesito sui licenziamenti prevede l'abrogazione, fermo restando il risarcimento patrimoniale, della riassunzione obbligatoria nei licenziamenti individuali senza giusta causa. L'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori renderebbe più semplice il licenziamento nelle imprese con più di 15 dipendenti, come dire che una vittoria dei Si semplificherebbe le procedure sui licenziamenti, sui quali oggi il giudice può decidere il reintegro. Perché non temere che questo darebbe mano libera alle imprese?
Il secondo quesito, quello sulle trattenute sindacali ai pensionati, chiede l'abolizione delle trattenute associative sindacali effettuati alla fonte dagli Enti previdenziali, mentre ora la delega sottoscritta può essere disdettata in qualsiasi momento. Se passasse il referendum sarebbe necessario rinnovare l'adesione ogni anno. Come convincere i promotori che la trattenuta che gli Enti fanno a favore del sindacato avviene tramite una delega liberamente sottoscritta e che si può liberamente disdettare?
La Cisl è giustamente preoccupata dei rischi di riduzione delle tutele che i lavoratori e i pensionati avrebbero se vincessero i SI, ma non sono solo queste giuste motivazioni ad aver convinto il sindacato alla mobilitazione, quanto il rifiuto di una visione politica che nega valore a principi di civiltà giuridica e di libertà sociale e individuale e la convinzione che questi referendum sono un vero e proprio attentato alla libertà di associazione.
Questo scontro di culture, giuridiche e sociali, ha nel partito radicale un avversario antico, ma oggi tira un'aria "strana" su molti aspetti che riguardano la coesione sociale, i soggetti sociali e sindacali, spesso mascherati da finte posizioni pro-contro riduzioni di vincoli, liberalismo, ecc. La preoccupazione rispetto alle conseguenze dei quesiti in votazione ha portato la Cisl a promuovere Comitati per il NO per poter consentire a tutti i livelli dell'organizzazione la possibilità di fare una battaglia di opinione attraverso l'accesso all'informazione a mezzo stampa e radiotelevisiva.
Sbaglia la Cgil a non aderire nettamente ai due Comitati, scelta peraltro che molte Cgil territoriali hanno invece con noi condiviso.
Quesito referendario: "Volete voi che sia abrogata la legge 20 maggio 1970 n. 300, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento" e successive modificazioni, limitatamente all'articolo 18?" REFERENDUM SULLE TRATTENUTE ASSOCIATIVE E SINDACALI Quesito referendario: "Volete voi che sia abrogata la legge 4 giugno 1973, n. 311, recante "Estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali" e successive modificazioni?
REFERENDUM SUI LICENZIAMENTI INGIUSTIFICATI
Il secolo si è chiuso, con un pareggio
Gigi Copiello, segr. gen.le FIM-Cisl Veneto
L'anno di grazia 1999 ha visto, dopo lunga rincorsa, pareggiarsi gli iscritti tra FIM e FIOM nel Veneto. Anno di grazia soprattutto per la FIM, che raggiunge il pari grazie ad una crescita costante per tutto il decennio. L'evento merita qualche commento, pacato e ragionato.
E' un buon risultato organizzativo.
Dice, in altre parole, che i criteri per dare i numeri delle tessere sono più omogenei di ieri. Contare le tessere è sempre più difficile, tra arrivi e partenze sempre più numerose.
Quanto vale I iscritto che si dimette al 31 gennaio e I iscritto che si iscrive al I dicembre? Qualcuno può dire 2 iscritti, qualche altro 1/6, avendo ricevuto 2 quote mensili su 12. Da questo punto di vista la FIM è sempre stata sul prudente. E, infatti, il pareggio era nell'aria, già da molto tempo.
E' un buon risultato politico. anzi 3.
1°- Gli iscritti vanno e vengono, seguendo un turn-over sul mercato del lavoro sempre più intenso (ormai siamo al 25% per ciascun anno). Se è finito il tempo che la stessa fabbrica ti portava dall'apprendistato alla pensione, è finito pure il tempo delle tessere a vita, delle fedeltà. Vale il merito, non l'anzianità di servizio.
Non vogliamo dare lezioni, o rimarcare distanze.
Ma questo vecchio sindacato metalmeccanico è vivo anche per una contesa tra le sue componenti, tra la FIM, la FIOM, la UILM, pur condannate all'intesa. Ebbene: se gli iscritti salgono o scendono, ci sono meriti, e demeriti, nei confronti dei lavoratori. Ci sono delusioni. Diceva Carniti: il deluso è solo un illuso. Illudere e illudersi che le cose non cambiano, o cambiano solo secondo le proprie opinioni, provoca solo delusione.
Parti fiducioso, arrivi smarrito. L'innovazione ha un movimento contrario: all'inizio è difficile, provoca traumi, tensioni e smarrimento; ma poi vince. E convince. L'andamento degli iscritti, col suo più, ma anche meno, registra da che parte ha tirato il vento dell'innovazione e da che parte ha recato danni la tempesta della conservazione. La FIM del Veneto, se cresce, se recupera antiche posizioni, lo deve a queste sue fatiche nell'innovazione: I'attenzione ai lavoratori delle piccole aziende, le porte aperte a tutti i soggetti e alle loro idee. E ancora: l'innovazione nella contrattazione. Abbiamo spesso contestato vecchie parole d'ordine, utili solo al riposo mentale, non alle tutele dei lavoratori. I fatti, gli iscritti, i lavoratori, ci hanno dato ragione. Perché nelle nuove frontiere del lavoro servono nuove bandiere.
2°- La FIM cresce perché è pluralista. C'è sempre posto per tutti. A quanti in CISL (dove non sappiamo, ma "il colpo" è nell'aria), a quanti pensano di fare un partito (gira anche il nome: Solidarnosch, traduzione polacca di Risveglio Siracusano): fate come volete, se volete, ma di partiti ce ne sono 40. A noi basta un buon sindacato, pluralista e contrattualista. E vedete di non sfasciarlo.
3°- La FIM cresce, ma lo spazio della crescita è più grande di quello dove siamo cresciuti. E' lo spazio delle piccole aziende, della maggioranza di lavoratori, metalmeccanici e non solo, veneti e non solo, che il sindacato, che la rappresentanza, che la contrattazione, se le sognano. E' lo spazio, di nuovo, che stabilisce la differenza tra conservazione e innovazione. I conservatori denunciano, ma non cambiano (e calano). Gli innovatori rischiano, pagano del proprio, ma cambiano (e crescono). E' uno spazio già strutturato: si tratta di cambiare il rapporto tra primo e secondo livello di contrattazione. Chi parte per primo?
E se non ora, quando ?
Ed ora: più avanti! Con più responsabilità.
I lavoratori, con la loro iscrizione, ci danno molto. E molto chiedono alla loro FIM, alla FIM del Veneto. Alle migliaia di delegati, alle decine di sindacalisti, è chiesto di non fermarsi: più avanti vanno portate le idee, le frontiere dell'innovazione. Avremo grandi momenti di turbolenza: i libri di storia diranno che abbiamo vissuto dentro una grande rivoluzione, in una zona di frontiera. Sta a noi decidere cosa scriveranno quei libri, non tanto di noi, quanto delle nostre idee. Se cioè questa rivoluzione porterà con sé anche eguaglianza, libertà e amicizia.









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