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A 2150 gradi Farenheit fonde la ghisa
anno 9 - maggio giugno 2000 - n. 2

Direttore Antonio Aldrighetti Direttore Responsabile Enzo Righetti Redazione Franco Buran, Antonino Stinà Coordinamento Maria Luisa Perini

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FUORICLASSE SI NASCE

Nella attività di solidarietà FlM-CiSI Treviso, quest'anno abbiamo, in sinergia alla FIM- Cisl Nazionale, avviato per primi una raccolta di fondi per combattere il Lavoro Minorile a Bellèm (Brasile). Ci ha visti protagonisti, noi giovani Metalmeccanici di Treviso, per due giornate nelle piazze della provincia nel mese di Aprile, con la vendita di uova Pasquali, con un ricavato che ammonta a 5.400.000. Questo progetto che è stato pensato dalla CCNM/CUT vede la partecipazione di tutte le FIM e ISCOS-CISL. Lo slogan di questa campagna è: "FUORI CLASSE SI NASCE".

Perché l'immagine che noi abbiamo del Brasile è quella di una Nazione dalla quale ricavano i migliori giocatori di calcio, in contrapposizione a questa idea, la realtà ci dice che in Brasile moltissimi bambini non vanno a scuola e quindi sono "FUORI DALLA CLASSE". La locandina tra l'altro elenca il fatto che in Brasile 3.2 milioni di bambini lavorano in condizioni di semischiavitù, molti di loro sono abbandonati dalle famiglie. Partecipare ad un progetto per favorire la formazione professionale in loro e per sostenere il lavoro e il reddito delle famiglie povere". Questo è un impegno fondamentale per la FIM, come un'attività internazionale, che in presenza di tante situazioni di disagio e sfruttamento nel mondo, si concentri sulle aree dove maggiore è la presenza del settore Metalmeccanico e cioè l'America Latina e i Balcani.

CIO' CHE SI DEVE SAPERE DELLE ISTITUZIONI MONDIALI

ONU: Organizzazione delle Nazioni Unite, fondata nel 1945 con lo scopo di mantenere la pace tra le nazioni. E' l'istituzione Internazionale più conosciuta, e forse più in crisi. Le decisioni più importanti vengono prese dal "Consiglio di Sicurezza composto da soli 5 Paesi. Si ha l'impressione che manchi la volontà, da parte dei Paesi membri, di trasformare l'ONU in un vero governo mondiale.

FMI : Fondo Monetario Internazionale, fondato nel 1944 con lo scopo di supervisionare la parità tra le monete e di concedere ai Paesi membri in difficoltà prestiti attinti da un fondo comune. Ma per ricevere un prestito, il Paese in difficoltà deve accettare le condizioni dettate dal FMI per aggiustare la sua economia e i criteri sono unicamente contabili.

BM: Banca Mondiale fondata nel 1944 con lo scopo di finanziare strade, dighe, centrali elettriche e quanto altro necessario per promuovere lo "sviluppo". Oggi la BM interviene quasi esclusivamente nei Paesi del Sud del mondo.

Da tempo è criticata per il fatto di promuovere una crescita economica generica indipendentemente dalle condizioni sociali.

OMC: Organizzazione mondiale del commercio, è la più recente (fondata nel 1955) e la più potente tra le istituzioni internazionali. Ha il compito di dettare le regole e di controllarne l'applicazione, in materia di commercio mondiale.

L'OMC promuove, attraverso leggi che tutti i Paesi membri devono rispettare, una forte liberalizzazione del commercio che assegna alle imprese multinazionali sempre più diritti e ai singoli governi sempre più doveri. Questo, secondo molti, rischia di calpestare i diritti dei lavoratori, la salute dei consumatori, la salvaguardia dell'ambiente ed i principi della democrazia.

IL SINDACATO TRA INQUIETUDINI E PAUSE

Tempi duri per chi è rimasto ancorato alle radici della rappresentanza del lavoro. Non c'è dubbio alcuno che il sindacato dovrà passare qualche forca caudina per riprendere un percorso che risponda di più ai mutamenti sociali in atto e a quelli che dovranno venire. Le inquietudini stanno nel fatto di non essere sempre pronti e adeguati ad elaborare strategie sindacali ed organizzative che possono rispondere in modo puntuale alla domanda emergente di nuovi diritti e tutele.

Le paure derivano dai troppi nemici che si sono coagulati contro (a loro dire) lo strapotere confederale che condizionerebbe troppo le aziende e i governi nelle scelte.

Certo è che non si può vivere di rendita sicuri che quello conquistato rimane per sempre, senza porsi il problema di innovare comportamenti e azioni che rispondono al lavoro e al lavoratore che cambia.

Vediamo chi sono coloro che cercano e cercheranno di minare la nostra credibilità strumentalizzando il nostro stesso bacino di rappresentanza.

- I REFERENDARI che in nome del liberismo e dell'individualismo attaccano le organizzazioni sociali di massa che intendono condizionare le scelte politiche ed economiche per un giusto interesse di rappresentanza.

- Parte di CONDFINDUSTRIA che vedrebbe di buon occhio un ridimensionamento del potere sindacale perchè contrattare e partecipare nell'impresa è troppo dispendioso e tutto sommato un po' di conflitto chiarirebbe chi comanda.

- Qualche PARTITO che vorrebbe sostituire il sindacato per legittimare una sua rappresentanza sociale e politica tra i lavoratori dipendenti ed occupare nelle istituzioni posti di potere con una identità di classe solo operaia.

- FORMAZIONI SINDACALI COORPORATIVE che fanno dell'aziendalismo una forma organizzata rivendicativa per dare vantaggi a gruppi che hanno in sè un potere contrattuale soggettivo spesso ricattatorio.

Mi sembra non serva aggiungere altro per dimostrare che non rimangono molti quelli che ci amano e per questo dobbiamo capire quanto serve essere pronti a cambiare per rappresentare di più e bene senza che siano altri a decidere la nostra sorte.

Dissento da chi si ritiene soddisfatto dell'esito elettorale solo perchè è mancato il quorum.Il 32% che ha votato ha espresso un giudizio contraddittorio con il no all'art. 18 e un si per contributi sindacali; e se avessero votato tutti coloro che si sono astenuti tutto sarebbe oggi tranquillo?

Gli stessi che affermano il diritto alla tutela individuale bocciano le organizzazioni che hanno spinto perchè questa legge si realizzasse, come dire: il sindacato si tuteli da solo. Quasi fossimo un'azienda e non un associazione di rappresentanza di lavoratori dipendenti che vive dei contributi degli stessi.

Non possiamo non essere preoccupati quando il presidente di UNIONINDUSTRIA di Treviso ad una precisa domanda :"ma davvero l'economia si aiuta dando mano libera sui licenziamenti agli imprenditori?" ha cosi risposto:"nelle aziende al di sotto dei 15 dipendenti esiste già la possibilità di licenziare. Con il "si" al referendum sul riintegro la estenderemo alle altre imprese e cosi permetteremo agli imprenditori che vogliono espandersi di poterlo fare.

Ora la legge impedisce, di fatto, un mercato del lavoro più ampio: "con il divieto di licenziare non si assume".

La FIM ritiene grave questa affermazione in quanto offende la laboriosità del popolo trevigiano e i lavoratori che in questi anni hanno contribuito a risanare il paese.

Questo popolo e la sua rappresentanza, assieme agli imprenditori, ha superato la povertà e ha fatto crescere il territorio contribuendo al benessere economico. Il lavoro e l'occupazione hanno permesso lo sviluppo, altro che "diritto di licenziare".

Lo sviluppo cresce bene ed equilibrato solo quando la ricchezza prodotta viene distribuita riconoscendo a chi ha partecipato al suo realizzo una parte di essa . L'inquietudine di queste aree è la conseguenza del grande sforzo profuso in brevissimo tempo e il passaggio dalla fase di sviluppo quantitativo a quello qualitativo è talmente delicata e difficile che si teme un arretramento delle posizioni raggiunte.

Per questo nessun soggetto locale della politica , del mondo economico e sociale può essere escluso dalle scelte che si andranno a fare. Uno di questi è il sindacato e se sarà coraggioso dovrà spingere verso le innovazioni e accettare anche sfide rischiose che allarghino a nuovi soggetti più deboli ed esposti al mercato la rappresentanza in una fase dove tutto sembra andare in tutt'altra direzione.

Il segretario fim Franco Buran

GIOVANI EMERGENTI

La coordinatrice giovani FIM della provincia di Treviso, Isabella Silvestri

L'indignazione per le ingiustizie e l'inquietudine per l'essere impotenti: questi i sentimenti che si dovrebbero trovare nello sguardo dei giovani ed invece, spensieratezza e soddisfazione si trovano ancora troppo spesso nei loro volti, perché qualcuno specie fra gli adulti e gli anziani, continua ad essere reticente e non gli ha ancora detto cosa gli riserva il futuro.

Questo, in fondo, serve a poter comodamente scegliere per loro senza renderli protagonisti del loro presente e futuro.

Futuro in cui, se non entra in gioco un'efficiente rete di comunicazione e la voglia di dialogare con pari dignità, con la consapevolezza di parlare linguaggi diversi, si rischia di perdere parte della solidarietà e del patrimonio reale per cui la FIM, e non solo, la confederazione tutta, si è sempre battuta, anche a costo di impopolarità, facendo di questo valore un'identità.

Se non avviene questo, il sindacato cessa di essere anche la più minima opportunità di conoscenza autentica della realtà e delle persone, punto di partenza di ogni progetto di trasformazione sociale. Questi sono soltanto due dei tanti punti che potrei stare qui ad elencare se non facciamo qualcosa per cambiare. "Purtroppo oggi, a differenza di anni fa, nelle conquiste del sindacato, contano anche le sconfitte.

Gli alti esponenti, d'altro canto, ci lasciano libertà nello svolgere iniziative, affinché stanchi del nostro operato, non possiamo combattere... spesso un tetto (talvolta, vecchio e marcio) sopra la testa non ci permette di crescere....".

Questa è una delle poche riflessioni, datami da un giovane delegato di una piccola azienda del Veneto, che più coincide con i primi due sentimenti citati all'inizio del mio articolo. Per il resto, quando si ha la possibilità di stare al passo con i livelli sempre crescenti di consumi indotti dalla società e quindi di rispondere all'esigenza di gratificazione ed affermazione economica con l'immediato guadagno, la spensieratezza e la soddisfazione sono condizioni base, per rendere le persone incapaci di cambiare le situazioni che hanno attorno.

E di obiettivi veri ne abbiamo, soprattutto di quelli nuovi, come la formazione...

Siamo tutti edotti del fatto, che nella provincia di Treviso c'è una disperata ricerca di operai specializzati e un basso tasso di disoccupazione. Per il primo bisogno poco niente si può fare, se i CFL e l'apprendistato non vengono applicati dalle imprese con i dovuti criteri. Essi sono oggi soltanto degli strumenti di abbattimento del costo del lavoro. E di chi è la colpa?

C'è anche da dire però, che molti operai sono impiegati in compiti elementari, con scarsissime possibilità di maturazione professionale, e una probabile futura espulsione dal lavoro o precarizzazione di esso, data dall'incapacità di stare dietro all'innovazione della struttura produttiva, potrebbe essere una dura prova da affrontare. Non credete?

Non è forse vero che con l'automatismo dei livelli si è persa la possibilità di crescere professionalmente? A cosa serve l'apprendistato, CFL se poi comunque abbiamo introdotto nel contratto questo sistema?

Ad ogni modo alla risoluzione di questo problema per le imprese esiste sempre la delocalizzazione, specie in paesi in via di sviluppo, dove lo sfruttamento minorile è di casa.

Ed è su questo tema che il gruppo Giovani di Treviso si è particolarmente speso.

Il via è partito l'anno scorso da una proposta dell'UNICEF al Gruppo giovani della Cisl di Treviso, che ci vedeva tutti e tre (UNICEF, Gruppo Giovani Cisl, Gruppo Giovani FIM) affiancati e parecchio impegnati, specie da parte nostra, in una campagna contro lo sfruttamento minorile nel mondo; prima ricavando aiuti economici dalla vendita di uova pasquali, poi con una tavola rotonda, tenuta all'Istituto Tecnico .., dove sono intervenuti Cecilia Brighi della Cisl Nazionale, interessata particolarmente al problema e il nostro Responsabile Nazionale Giovani Marco Bentivogli. Erano presenti all'iniziativa tutte le classi 4e e 5e di alcuni licei e istituti professionali e tecnici del capoluogo.

L'iniziativa si è ripetuta anche quest'anno, il ricavato però è stato suddiviso a metà e la nostra quota, di cui andiamo orgogliosi, perché è stata la prima ad essere versata, è andata sul conto corrente n° 63391 per il Brasile, al progetto: "In Brasile Fuori classe si nasce". Questa iniziativa vede coinvolte la CNM-CUT brasiliana, l'ISCOS, la FIM-CISL nazionale e il coordinamento giovani FIM.

Ma non finisce qui, il gruppo giovani della FIM di Treviso si è anche impegnato alla realizzazione del progetto "Le radici e le Ali" già avviato in alcuni territori a livello nazionale (vedi Bologna). Sono stati tre giorni di full immersion tra giovani e anziani appartenenti alla categoria FIM i primi e FNP (ex FIM) i secondi. Oltre al confronto e al dialogo fra generazioni, i pensionati su richiesta dei giovani, hanno portato la loro viva testimonianza della memoria storica sindacale. Questa testimonianza ci ha reso consapevoli, che da ormai 30 anni si discute di unità sindacale. Non c'è da meravigliarsi allora, se dopo la consulta nazionale giovani tenutasi a fine marzo 2000 a Camaldoli, i giovani Fim concretizzino le loro discussioni su l'unità con un documento che vogliono sottoporre a tutta l'organizzazione. L'iniziativa intergenerazionale è un'esperienza che tutti i territori e tutte le categorie CISL dovrebbero avviare, perché permette, soprattutto ai giovani, nonostante i loro limiti, di cogliere alcune delle tante differenze fra Confederazioni. Cosa che oggi se fosse spiegata bene e un po' più spesso, consentirebbe di indirizzare i giovani, e non solo loro, verso un'iscrizione più consapevole. Inoltre, il rapporto intergenerazionale consente, come già sperimentato, di lavorare attorno a progetti molto sentiti dai nostri iscritti e che altrimenti non verrebbero portati avanti da un'organizzazione troppo spesso ancorata alla quotidianità e incapace di comunicare ai giovani il senso della militanza sindacale che invece emerge con grande forza dal dialogo intergenerazionale.

A seguito di questo progetto, in questi giorni, alcuni giovani del gruppo si sono resi disponibili a presidiare, grazie anche alla disponibilità e fiducia della segreteria, alcune sedi periferiche della provincia, per aiutare la FIM in uno sforzo nuovo di proselitismo e presenza.

Ciò che ancora non capisco o meglio non capiamo, forse per la mia giovane età, forse per la poca esperienza politico-sindacale, è perché tutto questo movimento dei giovani venga ancora visto da alcuni militanti con diffidenza.

L'esperienza dei Giovani Fim ha avuto il pregio di costruire modi nuovi di stare assieme, la capacità di ritrovare un senso nuovo all'adesione sindacale, ha aperto una finestra verso il lavoro che cambia in un mondo che cambia.

In tutti i congressi è stato detto che è l'unico settore di investimento, che ha dato frutti.

NOTIZIE IN BREVE

- Fallita il 10.05.2000 l'azienda MONTINI POLICARPO nata nel 1870, la più vecchia di Treviso centro. Produttrice di materiale ferroviario, chiude con un pacchetto di tre miliardi di commesse. I lavoratori sono stati collocati in mobilità.

- Sono aperti circa 20 integrativi aziendali metalmeccanici in provincia, alcuni appena all'inizio, altri già abbondantemente in fase di avanzata trattativa.

Pochi quelli conclusi.

- Nella seduta del 17 maggio il Direttivo Provinciale di Treviso ha approvato il bilancio consuntivo e preventivo della FIM .Dopo un lungo periodo non positivo si sono segnalati significati miglioramenti per quanto riguarda gli iscritti (in aumento) con l'auspicio che tale trend continui anche per i prossimi anni. La struttura organizzativa della FIM di Treviso è la seguente: Franco BURAN Segretario generale, Antonio BIANCHIN componente la segreteria e operatore per la zona di Castelfranco, Stefania MONTAGNER componente la segreteria e operatore per la zona di Treviso centro, Franco MARCUZZO operatore per la zona Conegliano - Oderzo, Giancarlo FORCOLIN operatore per la zona Conegliano - Vittorio Veneto, Paolo AGNOLAZZA collabora con la FIM per la zona di Montebelluna ed è segretario generale del SILT.

LA POLITCA: LA PIU' NOBILE ATTIVITA' DELL'UOMO

La storia della politica è antica e nobile già dall'antica Grecia, era l'attività che tutti i cittadini svolgevano per amministrare la loro città "polis". Allora, i cittadini, si vantavano di fare politica per curare la propria "polis"

A quei tempi (cinque secoli prima di Cristo) il cittadino poteva esercitare il suo diritto politico partecipando con il suo voto alle decisioni: il potere del popolo, cioè la democrazia era esercitata direttamente ed ognuno vedeva il risultato delle sue decisioni.

Adesso forse siamo troppo abituati a delegare e vediamo troppo distanti le persone che abbiamo eletto e che lavorano per il bene della nostra "polis".

Forse è arrivato il momento di riprendere nelle nostre mani qualche responsabilità.

DEMOS = POPOLO

CRAZIA = POTERE

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