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A 2150 gradi Farenheit fonde la ghisa
anno 8 - novembre dicembre '99 - n. 4
Direttore Antonio Aldrighetti Direttore Responsabile Enzo Righetti Redazione Bruno Deola, Gianguido Carraro Coordinamento Maria Luisa Perini
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TOGLIETEMI TUTTO ANCHE IL MIO KIENZLE
OROLOGI KIENZLE ALLA COSTAN S.p.A.
Con questo titolo iniziamo quello che è il discorso nato nel 1994 alla Costan refrigerazione dove gli orologi vennero installati in alcune macchine per la lavorazione della lamiera poste nel reparto lastratura previo accordo sindacale.
Dovevano essere un semplice controllo statistico della durata di quattro anni ma a detta di tutti i lavoratori si è rivelata un controllo della persona perché il periodo lavorativo giornaliero viene continuamente registrato sull'apposita scheda ma le causali di fermata sono segnalate dal lavoratore stesso e non è possibile che un operaio durante l'arco della giornata debba sempre riferire quello che sta facendo.
I risultati scaturiti dall'utilizzo degli orologi kienzle sono stati in alcuni casi utilizzati per rimostranze nei confronti degli operai in contraddizione all'accordo sindacale da dove si deduce che mai i risultati delle analisi statistiche saranno utilizzati per intervenire nei confronti dei singoli addetti facendo rilevare situazioni di inadempienza nell'esercizio dell'attività operativa.
Durante la fase di lavorazione della lamiera se vi è una fermata ed un certo numero di secondi l'orologio kienzle evidenzia, tramite una spia rossa, una fermata ingiustificata cioè un esplicito invito alla ripresa delle proprie mansioni, quindi un occhio non presente ma vigile sull'operato dei lavoratori.
Tra le varie causali di fermate ve n'è presente una denominata "pausa mancanza operatore" che oltre a misurare le pause prestabilite, evidenzia in modo eloquente anche le fermate per motivi fisiologici, quindi non rispetta la dignità delle persone.
Con l'inizio del 1999 ad accordo scaduto e visti i continui malcontenti nati dall'utilizzo di tale strumento la RSU, con il sostegno degli operai, ha deciso di annullare l'accordo ritenendolo un sistema oppressivo di controllo della persona dal momento che l'azienda ha già a disposizione gli strumenti per fare statistiche e calcoli.
Visto l'interesse riposto dall'azienda negli orologi kienzle e conosciuta la posizione della RSU, essa ha ritenuto opportuno ricorrere all'Ispettorato del lavoro chiedendo di prendere una decisione in merito.
L'Ispettorato del lavoro, chiesto un incontro con la RSU per mediare con l'azienda sulla questione degli orologi, e avuta risposta negativa dalla stessa, ha deciso di non consentire l'installazione dei dispositivi "orologi kienzle" secondo le modalità di uso richieste dall'azienda, ma bensì di consentire l'uso degli apparecchi esclusivamente per fini produttivi ed organizzativi di gestione delle macchine operatrici. Le apparecchiature in argomento non potranno essere utilizzate per valutazioni dell'attività lavorativa dei dipendenti nè tantomeno potranno essere presi provvedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti, in base alle notizie apprese attraverso limpianto di controllo. La decisione dell'Ispettorato del lavoro malgrado abbia portato delle migliorie sull'utilizzo degli orologi lascia con l'amaro in bocca tutti quanti visto che il capitolo kienzle dopo quattro anni di utilizzo sembra abbia fatto il suo corso.
Faraon Stefano
Dall'Anese Danilo
Viel Moreno
BILANCIO D'ESERCIZIO 1998
RENDICONTO ECONOMICO
ENTRATE
Sopravvenienze attive di esercizio
8.408.579
Contributi sindacali
134.119.021
Integrazione da altri organismi
39.750.000
Entrate varie
443.299
Totale entrate
182.720.899
USCITE
Sopravvenienze passive di esercizio
1.378.125
Spese per il personale
81.433.941
Spese di gestione
29.086.125
Sovvenzioni a strutture
64.643.824
Formazione
1.401.000
Totale uscite
177.943.015
Avanzo di esercizio
4.777.884
Banche
11.542.631
Crediti diversi
6.346.927
Totale attività
17.889.558
PASSIVITA
Debiti verso personale
10.018.632
Debiti verso strutture
12.289.232
Debiti per spese varie
4.588.020
Debiti per tessere verso UST
495.023
Totale passività
27.390.907
Disavanzo finanziario
9.501.349
ZANUSSI COMPONENTISTICA MEL, L'EVOLUZIONE CONTINUA
La storia della Zanussi non si può scindere da quella dei suoi lavoratori. Sono questi operai, assieme a dirigenti e tecnici, che la hanno resa grande e competitiva, produttrice di uno dei migliori compressori presenti sul mercato; sono questi lavoratori, che - con la loro abnegazione, la loro professionalità, il loro attaccamento al lavoro e all'azienda - hanno permesso a questa di raggiungere gli attuali livelli, qualitativi e quantitativi.
Alla disponibilità dei lavoratori verso di essa, l'azienda però non ha corrisposto una eguale disponibilità verso di loro, riconoscendone i meriti. Le soventi ristrutturazioni non hanno fatto che scaricare, continuamente, sui lavoratori maggiori oneri, maggior lavoro e sacrifici. Si è spesso usato il "problema dell'occupazione" come arma di ricatto per forzare la mano ai lavoratori ed ottenere da questi maggiori prestazioni. Quando erano in malattia sono stati tacciati da "assenteisti" . LAzienda spesso non ha mantenuto gli accordi o li ha stravolti.
La Storia
Vediamo ora un po' di storia di questo stabilimento.
La Zanussi Mel nasce Aspera Frigo nel 1967 come proprietà di Agnelli.
Nasce grazie al contributo di 2900 milioni stanziati dalla legge speciale del Vajont. Ha 740 dipendenti e produce 4500 compressori ermetici al giorno. Nel febbraio 1969 viene assorbita dal gruppo Zanussi e viene incorporata in una società di nuova creazione, "Soc. Zanussi Mel SPA". Entra così a far parte del 2° gruppo industriale italiano che contava allora 30000 dipendenti. La direzione dello stabilimento è solo "tecnica", tutte le decisioni, di cosa e come fare, vengono prese a Pordenone.
Da questo momento incomincia lo sviluppo dello stabilimento legato però alle sorti e alla politica del gruppo, diventato ormai una multinazionale, la cui politica però lo porterà verso una definitiva dipendenza produttiva e commerciale da gruppi monopolistici stranieri.
Nel 1970 la Zanussi si trova in difficoltà finanziarie. Interviene l'AEG e si costituisce una nuova società, che diventerà operante il 18 gennaio 1973. Il capitale dovrebbe essere così ripartito: il 74,99% alla Zanussi, e il 25,01% alla AEG. Con il 25,01% del capitale l'AEG ha il diritto di veto su tutte le decisioni dell'azionista di maggioranza, cioè ha il diritto di imporre le sue scelte.
Forse pochi sanno, che in cambio della salvezza della Zanussi, l'AEG pretende e ottiene dal governo italiano che la nascente televisione a colori adottasse il sistema PAL di proprietà della AEG-Telefunken.
Da questa operazione la Zanussi Mel ottiene indubbi vantaggi. Infatti l'AEG smantella il suo stabilimento di compressori di Kassel che produce 4000 pezzi al giorno, ma ormai obsoleto, e passa la produzione a Mel.
Il "Sole 24 ore" del 20 marzo 1980 così titolava: "Prestito alla Zanussi di 100 milioni di dollari". Tali fondi saranno destinati al funzionamento delle esportazioni.
Tale prestito sarà la causa della rovina della Zanussi. Infatti al momento della restituzione del prestito, il valore del dollaro era enormemente aumentato, così la Zanussi si trovò a dover restituire non 100 milioni di dollari ma molto di più: questa è la causa principale del suo fallimento.
Interviene l'Electrolux che paga i debiti, e nel 1985 diviene proprietaria dell'intero gruppo. Anche da questa operazione, la Zanussi Mel trae dei vantaggi. Infatti l'Electrolux è proprietaria di molti stabilimenti, sia di frigoriferi sia di compressori, e perciò per il suo approvvigionamento punta su Mel, incrementando così la produzione di questo.
Il Lavoro
Lo stabilimento di Mel nasce fordista-taylorista - cioè a catena di montaggio, e a parcellizzazione delle operazioni: si divide il manufatto in tanti piccoli componenti, che poi sulla catena vengono assemblati.
Più volte si è tentato di sviluppare il sistema con l'introduzione (in diverse posizioni) di robot, macchine automatiche, e con il rinnovamento di intere linee (vedi lavorazioni meccaniche) e con l'ammodernamento del reparto statori, con la razionalizzazione alle scatole-contenitori, e con l'introduzione di una nuova linea sperimentale al montaggio (denominata linea blu), che però non ha dato i risultati sperati. Si è anche ricorsi alla responsabilizzazione di singoli lavoratori, creando i cosiddetti "team operativi".
Questi non sono altro che gruppi di pressione nei confronti di altri lavoratori. Questi gruppi avrebbero dovuto lavorare di più e meglio, dando così l'esempio, e anche con la prospettiva di un avanzamento di categoria, per farsi seguire da altri lavoratori.
Qua e là si sono apportate anche modifiche tecnologiche che permettessero l'aumento della produzione. Però nessuna di queste modifiche ha risolto il problema. Anzi, le varie modifiche si sono dimostrate deludenti, e si sono scaricate sulle spalle dei lavoratori, dovendo questi lavorare di più per sopperire a quello che le macchine non riescono a fare.
Si sono trasformate in un aggravio di responsabilità e di lavoro per l'operaio che in pratica deve continuare a lavorare alla vecchia maniera, per di più intralciato dai nuovi sistemi messi in opera dall'azienda.
E' ancora l'uomo che permette alla fabbrica di funzionare e di sfornare un ottimo prodotto.
L'azienda da parte sua ha fatto poco per alleviare la fatica, per rendere se non piacevole, almeno meno monotono e stressante il lavoro. Anzi, ha aumentato i ritmi e i carichi di lavoro, sono state assegnate responsabilità supplementari. Si sono tagliate le pause, tagliata la resa dei cottimi, trascurate e sottovalutate salute e infortunistica. Sono stati aboliti quei margini di riposo, che i lavoratori con la loro abilità e intelligenza si erano creati per rendere meno oppressivo il lavoro.
I lavoratori
I lavoratori, chi sono? E come sono?
La forza lavoro, all'apertura dello stabilimento, nel 1968, era di 750 dipendenti e producevano 4500 compressori al giorno. Nel 1974 gli occupati erano 990, nel 1979 1260, attualmente sono 1200 e la produzione è di 6.600.000 pezzi annui.
Bisogna riconoscere che la Zanussi ha dato un notevole contributo all'attenuazione della piaga della disoccupazione, particolarmente sentita negli anni '70 nella zona, assorbendo una certa quantità di mano d'opera, in parte proveniente dalla campagna, in parte dall'emigrazione, e una certa quantità di mano d'opera femminile, prima mai occupata, e che a quel tempo avrebbe trovato serie difficoltà ad inserirsi in qualche posto di lavoro.
Questa forza lavoro (1967-68) era così composta: 70% di piccoli proprietari, che oltre al lavoro in fabbrica, portavano avanti la loro azienda agricola, più o meno grande, un 15% di ex emigranti e un 15% di giovani spesso al primo impiego.
La sindacalizzazzione era, ed è, scarsa: il 30% circa, in discesa. Direi che questi lavoratori, e quelli che seguiranno, non hanno mai acquisito una mentalità di classe; più che lavoratori, questi si sentono dei piccoli proprietari, e perciò la loro mentalità è di stampo piccolo borghese. Nei confronti dei sindacati, sono sempre stati critici, e soprattutto distanti, molte volte ostili.
Si potrebbe ipotizzare che simili atteggiamenti, uniti a valutazioni errate del sindacato, abbiano contribuito a creare i presupposti per le antiche sconfitte. Per le nuove e prevedibili sconfitte bisognerà fare un altro discorso.
I giovani
Siamo arrivati ai nostri giorni; la mentalità, in fabbrica, più o meno, è sempre la stessa, anche se l'anagrafe sta cambiando rapidamente. Infatti con l'uscita dei "vecchi" per raggiunti limiti di età, lo stabilimento si ringiovanisce. Ormai la maggioranza è di giovani, ma questi come sono? Hanno idee nuove o no? Quale è la differenza tra i giovani d'oggi e i lavoratori che li hanno preceduti?
La vecchia classe operaia, anche se apatica, e con una cultura magari scarsa, ha portato avanti, comunque, delle lotte di avanguardia. Infatti i primi scioperi, nel '69, sono stati fatti per la parificazione uomo-donna. In quegli anni, le lavoratrici avevano una qualifica inferiore ai loro colleghi maschi, e naturalmente anche lo stipendio era più basso. Questi scioperi ottennero che a parità di lavoro, vi fosse parità di qualifica e di salario. I lavoratori della Zanussi furono i primi a porre questo problema, e vinsero. Nel successivo contratto nazionale dei metalmeccanici venne ufficializzata la parità ed estesa a tutti i lavoratori italiani.
Vi furono poi le lotte per l'eliminazione delle gabbie salariali, per la perequazione tra i diversi stabilimenti del gruppo, per la perequazione con gli impiegati, per l'applicazione della legge sulla maternità e allattamento. Né bisogna dimenticare il lungo e intenso impegno contro il terrorismo.
L'attuale forza giovanile invece è refrattaria a tutto e a tutti. Ha poche idee proprie, e non vuol sentire quelle degli altri.
Non è sindacalizzata, perché, per essere sindacalizzati, bisogna avere degli ideali, credere in qualcuno e in qualcosa, essere solidali, avere delle idee per poter discutere, progettare, lottare, per ottenere per sé e per gli altri. Invece sembra vedere solo l'effimero, e alle prime difficoltà che inevitabilmente si presentano, reagiscono rifugiandosi nello sconforto. Una cosa contestano sempre: il sindacato; il padrone raramente.
Non hanno neanche la "grinta" della vecchia classe operaia, che ha resistito in Zanussi per oltre 20 anni, sopportando disagi, turni massacranti, vessazioni e ricatti, permettendo, però, con la sua tenacia, la sopravvivenza e lo sviluppo dello stabilimento.
Questi invece, alle prime difficoltà, abbandonano. Negli ultimi tempi, tra gli assunti a termine, oltre 200 hanno abbandonato l'azienda, non tollerando il clima in esso esistente. Certo la loro vita in fabbrica non è né piacevole né facile, è stata dura per i "vecchi" ma per loro sarà peggio. Veniamo al turno di notte. I termini sono noti: o la notte o il licenziamento o il trasferimento dello stabilimento. Un ricatto? No, uno dei tanti. La Zanussi, come del resto tutto il padronato, l'arte del ricatto lo ha inscritto nel proprio DNA. Chi ha lavorato in Zanussi lo sa. Durante tutta la vita lavorativa questa è sempre stata una costante.
L'accordo viene siglato a Roma tra rappresentanze sindacali e azienda. Vanno ricordati i ricatti e le isterie, le minacce, gli insulti, e la ricerca di consensi da parte dell'azienda. Bisogna ricordare anche le "forze" che hanno saputo o costretto a scendere in campo al suo fianco e in suo favore per sostenerla in questa vertenza. Ricordiamo i Comuni, le Comunità Montane, le Parrocchie, il Vescovado, giornali e associazioni varie, i sindacati. Cioè tutti quelli che potessero fare pressione sui lavoratori. In questa vicenda non ci sono stati vincitori, ma solo sconfitti. I lavoratori, sia del Si che del No sono usciti da questa vicenda con le ossa rotte; non ha vinto neanche la Zanussi, dovrebbe essere noto anche a lei, che con il ricatto e con l'inganno non si governa né bene né a lungo.
Nuovo operatore intercategoriale.
Toigo Edi, 34 anni, dipendente della azienda I.M.A. di Alano di Piave, delegato FIM dal luglio 1998, a fronte di un accordo tra UST e categorie Industria è diventato dal 04 novembre operatore sindacale nella zona del feltrino per seguire le realtà artigianali presenti.
Cambio societario
Dal 1° novembre '99 la società GE Procond Elettronica S.p.A. di Longarone è stata assorbita dalla società GE Power Controls Italia S.p.A. con sede a Milano, questo a fronte di una ristrutturazione della divisione europea della multinazionale General Electric. Tutto il personale e stato trasferito nella nuova società mantenendo inalterati tutti i trattamenti economici e normativi già esistenti.
piu grande che guardare il cielo in una notte chiara, con una attenzione cosi determinata che tutti gli altri pensieri svaniscono: in quei momenti hai limpressione che le stelle ti entrino nellanima. Simone Weil La FIM CISL di Belluno augura Buon Natale e Felice Anno Nuovo
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