Far_logo.gif (2859 byte)

A 2150 gradi Fahrenheit fonde la ghisa

anno 6 - novembre dicembre ‘97 - n. 6

Direttore Antonio Aldrighetti Direttore Responsabile Enzo Righetti Redazione Stefano Boschini, Nicola Lunardi, Antonio Pizzolo, Mariano Tondini, Luca Viviani, Marta Zantedeschi Coordinamento Maria Luisa Perini

INDICE:  

GUARDANDO AL FUTURO

Il nuovo anno che si apre ci vedrà impegnati principalmente nel rinnovo del contratto nazionale della categoria, la cui scadenza è stabilita alla fine del 1998. Esso sarà preceduto dalla verifica dell’accordo del 23 luglio 1993, su cui si regge il sistema della contrattazione, che impegnerà governo e parti sociali sin dalle prossime settimane. Non c’è molto da cambiare, a nostro avviso. Occorre affinare e ulteriormente precisare per renderlo più cogente ed efficace, alla luce dell’avvenuta sperimentazione, che ha evidenziato i suoi meriti indiscussi nel risanamento economico del paese, nella tutela del lavoro, nella modernizzazione delle relazioni industriali.
La discussione sul rinnovo contrattuale dovrà svolgersi con il pieno coinvolgimento degli organismi sindacali e di tutte le nostre strutture. Deve rappresentare l’occasione per un “dialogo” (uso volutamente questo termine) aperto con i lavoratori, sul loro vissuto, sul loro disagio, sulle loro aspettative. Non perché il contratto possa affrontarli e risolverli. Ma perché attorno al suo rinnovo si focalizza un’intera strategia sindacale. E quanto sta avvenendo nella nostra società implica una coraggiosa collocazione sociale della Fim. A Verona, con la pubblicazione dei Dialoghi all’ombra del campanile, questa responsabilità il gruppo dirigente se l’è assunta. E’ necessario riconoscere, interpretare e dare volto e voce alle modernità anche contraddittorie del lavoro e del sociale, senza perdere la bussola di valori chiave quali la solidarietà, l’integrazione, la partecipazione, la comunità. Sballottati tra globalizzazione e localismo, tra grandi solidarietà e piccoli egoismi, tra orari soffocanti ed esigenze di modelli di vita e di consumi irreversibili, tra flessibilità e rigidità, i lavoratori chiedono di più al loro sindacato. Gli chiedono di rappresentare interessi e di ravvivare progetti, orientamenti, speranze. Il lavoro iniziato a Verona deve dunque estendersi. Soprattutto nel mitico Nord Est la questione di quale modello economico, sociale ed istituzionale va affrontata esplicitamente in chiave di modernità e tutele, federalismo e integrazione.
Nel merito, per essere coerenti, la discussione sui livelli contrattuali andrà impostata con l’obiettivo di confermare il doppio livello di contrattazione, alleggerendo, non indebolendo il contratto nazionale, che si qualificherà come il luogo delle regole e della tutela della paga base per tutti i lavoratori del settore e “liberando” la produttività. Alla sua redistribuzione, infatti, dovremo sempre più dedicare il rafforzamento del secondo livello contrattuale, per garantire a tutti un “salario di produttività” (ben oltre il limite attuale del 50% della categoria).
Più complicata si presenta la discussione sull’orario, che non potrà prescindere da eventuali iniziative di legge o confederali per la sua riduzione. Sappiamo che ogni riduzione d’orario pagata con la produttività inciderebbe sul secondo livello di contrattazione salariale. Ma questa altro non è che una ulteriore ragione per impostare il negoziato con un approccio innovativo. E’ tempo d’introdurre concetti come quello della “banca ore”, su base annua, sancendo i casi in cui il singolo lavoratore ha diritto a godere di una riduzione d’orario garantita. E’ tempo di ragionare in termini di orario medio, conciliando regimi di utilizzo degli impianti e regimi individuali di orario. E’ tempo di definire soglie di “credito orario” (ore dovute), oltre le quali scatta nelle aziende l’obbligo a discutere di organici e occupazione. E’ una politica che interviene da protagonista su quel precario equilibrio tra chi lavora troppo e chi niente che attanaglia la nostra società e che, se non risolto, affogherà lo stesso Nord sviluppato e con piena occupazione.
La questione, non più rinviabile, dell’occupazione al Sud richiede a nostro avviso l’apertura di un tavolo permanente. Un tavolo a due, al quale Federmeccanica e gli altri soggetti imprenditoriali portino, in un quadro di integrazione Nord-Sud, la concreta disponibilità delle imprese e il sindacato le sue risorse negoziali.
Quanto al rapporto tra i regimi di orario e la riforma, oltretutto necessaria, dell’inquadramento, dovremo presumibilmente scegliere, o deciderne il rispettivo peso in questa tornata contrattuale. Potrà trattarsi di un confronto “minimale”, affermando nel contratto nazionale la possibilità che accordi aziendali costruiscano inquadramenti sostitutivi sperimentali; o di un approccio più coraggioso, ma alternativo all’orario, che affronti una complessa operazione di riapertura delle parametrazioni, di maggiore sventagliamento dei livelli, soprattutto nella terza, nella quinta e nella settima categoria, di individuazione di nuovi criteri di valutazione delle professionalità, da applicarsi a livello aziendale.
Oltre a questi temi principali assumeranno rilevanza questioni irrisolte di dignità, come la normativa sulla malattia, o questioni di grande attualità e prospettiva, quali i diritti sindacali e d’informazione, anche a livello internazionale.

Pier Paolo Baretta
Segretario Generale FIM Nazionale

S.G.L. SERVIZIO GIOVANI LAVORO

Questo servizio della CISL, interamente gestito da obiettori di coscienza al servizio militare, è principalmente finalizzato all’informazione e alla divulgazione dei bandi di concorso pubblicati dalla Gazzetta ufficiale della Repubblica, dalla Gazzetta Ufficiale Europea, dal Bollettino Ufficiale della Regione Veneto e di tutti gli altri bandi di concorso che vengono indetti da enti e comuni di Verona e Provincia.
Queste informazioni vengono inviate all’iscritto dal Servizio attraverso un apposito bollettino ogni quindici giorni.
All’interno dello stesso bollettino si possono trovare notizie sui corsi organizzati dal Fondo Sociale Europeo, corsi professionali per studenti diplomati e corsi post-lauream per quelli già laureati.
In determinati periodi dell’anno (maggio/giugno - settembre/ottobre) vengono organizzati, in collaborazione con l’Istituto Addestramento Lavoro (IAL-ente di formazione professionale), corsi di informatica sia a livello di base che a livello avanzato (elementi e nozioni fondamentali di Word 7.0, Excel 7.0 ed introduzione generale ad Access 7.0; sistemi di archiviazione; ricerca ed ordinamento dati; stampe di etichette).
Vengono inoltre organizzati corsi di lingua inglese rivolti principalmente a coloro che hanno già una base scolastica. Si prevedono lezioni volte alla verifica delle conoscenze per poi sviluppare conseguentemente i corsi sempre con il supporto logistico - operativo dello IAL Veneto.
Per tutti gli interessati il Servizio è attivo presso la Sede CISL di Verona dal Lunedì al Venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

 

Ind_news.gif (3824 byte)

CONCLUSA L'INIZIATIVA CONTRATTUALE ALLA POLIN

di Rodighiero Nandino

Dopo alcuni mesi siamo in grado di valutare con più consapevolezza le vicende della contrattazione aziendale che è durata a lungo quasi in contemporanea al rinnovo del Contratto Nazionale.
I delegati hanno dovuto impegnarsi notevolmente per poter trovare conclusioni soddisfacenti per i lavoratori.
L’iniziativa ha interessato gli aspetti riguardanti l’orario e la sua programmazione annuale, i riconoscimenti professionali e gli incrementi retributivi aziendali.
Per quanto concerne l’orario è stato integrato il calendario annuale con la possibilità di utilizzare per determinati periodi orari giornalieri flessibili per motivi familiari. Resta la necessità di migliorare nel futuro questo aspetto della flessibilità dell’orario tenendo conto delle esigenze dei lavoratori e un miglior utilizzo degli impianti.
I riconoscimenti professionali sono stati definiti nel modo tradizionale anche per i limiti dell’attuale inquadramento unico ormai insufficiente. Non abbiamo sperimentato “formule aziendali” in quanto di difficile gestione tenendo conto del tipo di organizzazione del lavoro e delle professionalità interne.
Noi valutiamo soddisfacente il risultato in quanto sono stati interessati anche gli impiegati e abbiamo trovato un punto di equilibrio tra anziani e giovani inseriti da pochi anni.
Pensiamo che il problema dell’inquadramento debba trovare nel rinnovo del prossimo contratto Nazionale di lavoro una soluzione adeguata.
Certamente da sempre il centro della contrattazione riguarda il salario e anche questa volta è andata così. Dopo attente valutazioni è stata formulata una richiesta di aumento che, attraverso la contrattazione, è stata accolta al 90%.Gli aumenti annui, divisi nei vari istituti aziendali e scaglionati in quattro anni, comportano a regime 1/1/2000, un incremento di Lire 2.037.000.= medie annue.
Scrivevo prima che dopo alcuni mesi siamo in grado di valutare meglio le scelte che sono state fatte. In primo luogo il rischio di inflazione e la presunta inadeguatezza del contratto nazionale è stato ridimensionato, anzi, possiamo affermare di essere in presenza di un aumento del salario reale. Indubbiamente le esigenze economiche spesso superano le possibilità di guadagno, soprattutto per le famiglie, ma è dovere dei rappresentanti dei lavoratori tener conto di tutti i fattori dell’andamento aziendale e certamente non è possibile scaricare sui prezzi dei prodotti i costi della contrattazione; i tempi sono cambiati e, anche se non vogliamo, dentro il mercato ci siamo tutti, padroni e lavoratori. La vertenza è stata valutata dai lavoratori con un referendum: il 70% ha dato giudizio positivo.
Ai delegati e ai lavoratori tutti spetta ora il compito di trovare nei prossimi anni formule che rispondano sempre più efficacemente alle esigenze salariali e di qualità di vita in fabbrica per tutti.

CULTURA, STORIA, SINDACATO... (COSA C'ENTRA IL SINDACATO?)
di Antonio Anti

Prosegue l’attività culturale del coordinamento delegati di S. Giovanni Lupatoto.
L’argomento che ci appassiona da qualche tempo è la storia di Verona e Provincia nei suoi aspetti socioculturali, economici e politici.
Questo viaggio attraverso i secoli della nostra storia è iniziato lo scorso anno con alcune interessantissime “lezioni” tenute da Federico Bozzini, le quali ci hanno fatto conoscere come si viveva nella nostra città e in provincia nel secolo scorso.
Molto illuminanti e di grande approfondimento sono stati, nel frattempo, i libri scritti da Federico sull’argomento.
Sentivamo, però, il bisogno di conoscere meglio il contesto storico-politico del periodo precedente. Così abbiamo chiesto l’aiuto del prof. Maurizio Zangarini storico dell’Istituto Storico della Resistenza di Verona, il quale in due lezioni ci ha fatto scorrere due secoli di storia veronese dalla fine della Serenissima, alla Seconda Guerra Mondiale.
La storia del popolo veronese, passato dalla dominazione veneziane e, a fasi alterne, a quella austriaca e napoleonica, alla guerra di indipendenza e, infine, all’Unità d’Italia, il Novecento con le due grandi guerre e la resistenza antifascista ci ha fatto capire molte cose.
Tra le molte, il perché la popolazione veronese è stata, ed ora è, quello che è; perché c’è stato un certo indirizzo allo sviluppo industriale, piuttosto di un altro; perché la politica ha avuto l’evoluzione che conosciamo e non un’altra e persino alcuni modi di dire, di uso comune, di cui non conoscevamo l’origine.
Siamo convinti che conoscere le proprie radici sia molto importante per sapere da dove veniamo e soprattutto, attrezzarci culturalmente e prepararci sul dove andremo.
Sapere la verità sulla propria storia, al di là di tutte le strumentalizzazioni che (soprattutto di questi tempi) certe fazioni usano (falsandole) per il proprio tornaconto, ci rende capaci di valutare, con senso critico la realtà del nostro passato e così poterlo rapportare correttamente al nostro presente.
Per questi e molti altri motivi, questa iniziativa culturale, che stiamo portando avanti (con l’indispensabile e preziosissimo supporto della FIM di Verona e molte persone della cui disponibilità siamo grati) siamo convinti sia di grande rilievo, per una crescita personale e collettiva dentro un sindacato che non è solamente “contratti di lavoro” ma, si propone di progredire insieme alle persone che lo accompagnano.
Ci piacerebbe constatare una maggiore adesione a queste iniziative che, crediamo (oggi come non mai) siano indispensabili per migliorarci come cittadini, pienamente consapevoli, del mondo che ci sta attorno.

CENTRO SERVIZI CISL VERONA
DICHIARAZIONE DEI REDDITRI MODELLI 730-740-I.C.I.

Il C.A.A.F. - CISL offre la propria assistenza fiscale per la compilazione della Dichiarazione dei Redditi (mod.730) e I.C.I.
Il servizio viene prestato a pensionati e lavoratori dipendenti.
Per usufruire del nostro servizio fiscale è necessario telefonare presso le sedi sottoindicate fissando la prenotazione con i nostri operatori.
DOVE RIVOLGERSI
VERONA - Lungadige Galtarossa 22/d (045/8096027 - 6033
LEGNAGO - Via Don Minzoni 20/22 (0442/ 25888 - 23077
S.BONIFACIO - Viale V.Veneto (045/6102909 - 2600
BUSSOLENGO - Via Roma 67 (045/7157377
VILLAFRANCA - Corso V.Emanuele 45 (045/6302833
Inoltre, sono stati attivati recapiti periferici a: Cadidavid - S.Michele Extra - Masrzana - S. Giovanni Lupatoto - Isola della Scala - Nogara - Bovolone - Soave - Sommacampagna - Cologna Veneta - Domegliara - Pescantina - Caprino - Valeggio.
Per ulteriori informazioni telefonare in Sede Centrale.

IL PATRONATO INAS APRE UN NUOVO RECAPITO A CAPRINO VERONESE

dove? Via Sandri, 12 (vicino alla Banca Popolare) Tel. 045/6230178
quando?mercoledì dalle 15,00 alle 19,00 giovedì dalle 9,00 alle 12,30 sabato dalle 9,00 alle 12,30

- PENSIONI
- INDENNITA’ DISOCCUPAZIONE
- RICONGIUNZIONE DI CONTRIBUTI - RISCATTI
- TUTELA INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI

VI ASPETTIAMO CON IL NOSTRO CONSUETO SERVIZIO PROFESSIONALMENTE QUALIFICATO E TOTALMENTE GRATUITO

COMETA: LA STRADA GIUSTA PER LA TUA PENSIONE COMPLEMENTARE

Cos’è Cometa?

Il fondo...

• è un istituto contrattuale
• è un’occasione tra i lavoratori e le imprese
• non ha fini di lucro

ha lo scopo di realizzare a favore dei lavoratori la pensione complementare a quella pubblica

Vantaggi

• una pensione aggiuntiva a quella INPS
• il TFR rende di più
• si beneficia del contributo aziendale
• si ha un risparmio fiscale

I controlli di Cometa?

Il fondo...
• è controllato dai propri organismi eletti dai soci
• i gestori sono soggetti alle autorità di controllo

BANCA D’ITALIA CONSOB
le banche società di gestione
Fondi d’investimento
ISVAP
Compagnie di Assicurazioni

Le prestazioni di Cometa

Il Fondo eroga
• una Pensione Complementare
di VECCHIAIA
• una Pensione Complementare
d’ANZIANITÀ

ANTICIPO TFR
Il socio con almeno 8 anni d’iscrizione può ottenerlo per l’acquisto della prima casa per se o i figli e per spese sanitarie particolari

Come nasce Cometa?

Dai contratti del 94 e 97
e successivi accordi

• Fim Fiom Uilm • Federmeccanica
Fismic Assistal Intersind
• in conformità con la legge
(Dlgs 21.04.93 n. 124 e n. 335 del 8 agosto 95)
il fondo è soggetto a preventiva autorizzazione del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per l’esercizio dell’attività.

La Contribuzione

Lavoratori già occupati alla data del 28 aprile 1993

AZIENDA 1% della retribuzione tabellare

LAVORATORE Trattenuta in busta paga:
1% della retribuzione tabellare oppure 1,24 della retribuzione utile per il TFR

TFR: 1,24% della retribuzione annua utile per il TFR pari al18% del TFR

Lavoratori con prima occupazione successiva al 28 aprile 1993

AZIENDA 1% della retribuzione tabellare

LAVORATORE Trattenuta in busta paga:
1% della retribuzione tabellare oppure 2% della retribuzione utile per il TFR

TFR: Tutto

A chi si rivolge Cometa?

• ai lavoratori ai quali si applicano i contratti sottoscritti dalle fonti istitutive e quelli dei settori “affini”
Possono diventare soci:
i lavoratori a cui si rivolge il fondo che VOLONTARIAMENTE VI ADERISCONO e quindi...
... le imprese presso le quali essi sono occupati

Gli organi di Cometa

La legge stabilisce che gli organi del Fondo Pensione devono essere a composizione bilaterale e paritetica (rappresentanti dei lavoratori associati e rappresentanti delle imprese)
Tutti gli organi durano in carica 3 anni

• Assemblea dei delegati
• Consiglio di amministrazione
• Collegio dei revisori contabili
• Presidente - vice presidente

Come si aderisce a Cometa?

ricevuta la nota informativa sulle caratteristiche generali del fondo con la busta paga di Novembre 97
Il lavoratore che intende aderire riconsegna firmata l’apposita scheda di adesione

L’adesione potrà avvenire in qualsiasi momento nella fase d’avvio
dopo...
• al termine del periodo di prova i lavoratori NEOASSUNTI con effetto nel mese successivo
• per i lavoratori in forza entro maggio con effetto 1° luglio ed entro novembre con effetto 1° gennaio

EX LIBRIS

“Tre dialoghi attorno al campanile di San Marco
Vittorio Foa e i Veneti”
Prezzo di copertina £ 15.000
Prezzo di vendita per gli iscritti £ 10.000

“Destini incrociati nel novecento veronese”
Prezzo di copertina £ 35.000
Prezzo di vendita per gli iscritti £ 20.000

PASQUE VERONESI
Pasque veronesi sommossa antigiacobina scoppiata a Verona in periodo pasquale (17-23 aprile 1797), durante la quale furono trucidati numerosi soldati francesi
Fu in tal modo indicata la sommossa antifrancese scoppiata a Verona il lunedì di Pasqua 17 aprile 1797, per reazione al comportamento delle truppe francesi occupanti; Napoleone stroncò la sommossa accerchiando e conquistando Verona e trasse occasione da questa vicenda per rovesciare la Repubblica di Venezia.
Verso la fine del maggio 1796, Napoleone manifestava la sua intenzione di inseguire attraverso il territorio veronese l’esercito austriaco in fuga. La Serenissima dichiarava la sua completa neutralità: che Napoleone considerava violata per l’ospitalità concessa da Verona al conte di Lilla, pretendente al trono di Francia, e per l’avvenuta occupazione di Peschiera da parte degli Austriaci. Così il primo giugno 1796 l’esercito francese, forte di 12.000 uomini, faceva il suo ingresso in città, in seguito ad accordi imposti ai rappresentanti veneti. La gente si accalcava attorno a San Zeno, in attesa, Era una bella giornata, calda e piena di luce.
Napoleone venne ricevuto al palazzo Pretorio (ora sede della Prefettura). I rettori veneti Foscarini e Priuli, per l’emozione e la paura, non riuscirono ad articolare una parola. Il generale si mostrò gentile; emanò un proclama rassicurante, si garantì il rifornimento delle truppe.
Malgrado l’avvenuta occupazione, la città rimaneva sotto la sovranità veneziana: forze armate francesi e forze armate veneziane, appoggiate da “cernide” di contadini, erano così costrette a una perigliosa convivenza.
I continui attriti sfociarono nella sanguinosa rivolta delle Pasque Veronesi scoppiata il 17 aprile 1797.
Il 27 aprile i Francesi ripresero in mano la situazione e rientrarono in città “senza strepito né apparato militare”.

IL COMMENTO DI UNO STORICO

A seguito di una conversazione sulla storia di Verona tenuta con gli amici della Fim mi è stato chiesto di mettere brevemente per iscritto il mio pensiero circa gli avvenimenti noti sotto il nome di Pasque veronesi, non perché il mio punto di vista sia particolarmente originale, quanto perché viene a contrastare atteggiamenti e pensieri che, ultimamente, in particolare sui mezzi di comunicazione, vanno per la maggiore. Lo faccio perché la richiesta era troppo gentile per poter essere rifiutata, ma anche perché il periodo che ha visto proliferare le manifestazioni in ricordo di quell’avvenimento è ormai concluso (o almeno così credo e spero) e quindi il mio intervento non dovrebbe servire di spunto per ulteriori polemiche. L’uso della storia per fini politici non mi piace, e ancor meno mi piace quando a farlo sono personaggi che si inventano una competenza storica sui due piedi (come d’altronde fanno quasi tutti quelli che usano la storia a tal fine).
Credo che il problema debba essere analizzato da più punti di vista. Anzitutto lo spirito con il quale i veronesi accolsero i Francesi nel 1796: non poteva che essere uno spirito antagonista. E’ evidente a chiunque che, per quanto ufficialmente portatori di una ideologia di libertà, i Francesi apparivano agli occhi dei veronesi - e, in realtà, erano - degli invasori che venivano ad occupare un territorio sovrano che non aveva invocato il loro intervento, né chiedeva di essere liberato da Venezia.
Detto questo, va però anche detto che l’attaccamento a Venezia di cui molti parlano, e quasi sempre a sproposito, è puramente superficiale: l’attaccamento, secondo me, non era tanto a Venezia, alla Repubblica Serenissima, cioè allo Stato veneto e alla sua organizzazione: Verona, fra le città di terraferma, era quella che più spesso aveva mostrato segnali di una notevole insofferenza alla sottomissione alla Dominante. L’attaccamento, invece, era a quella somma di tradizione e tranquillità, di religiosità e rispetto delle istituzioni che si confondeva, agli occhi del popolo, con lo Stato veneziano. Si gridava “San Marco” perché in quel grido confluivano tutti questi aspetti, fra i quali l’attaccamento ‘politico’ a Venezia, seppur presente, è l’ultimo da ricordare.
D’altra parte, anche i Francesi vengono, se così si può dire, fraintesi. Il popolo veronese, in questo ampiamente edotto dal clero e dalla nobiltà, è terrorizzato dall’arrivo dei soldati francesi perché vede in essi i ‘senza Dio’, i bestemmiatori della religione e della tradizione, i portatori di un’ideologia nella quale i ‘buoni veronesi’ non si ritrovano per nulla, che va contro le cose nelle quali hanno sempre creduto. La scritta “libertà, uguaglianza, fraternità” che campeggia sul tricolore transalpino è il simbolo della sovversione, di quella Rivoluzione francese che i veronesi temono come la peste e che, in ritardo come sono sui tempi, non si rendono conto, se non con il passare degli anni, che non appartiene a quei soldati, che i furori rivoluzionari non fanno più parte del loro bagaglio, che ormai è iniziata una nuova fase, molto meno rivoluzionaria - e quindi innovativa e trasgressiva - e molto più imperialista, e quindi attenta anche ai ‘valori’ tradizionali.
Quanto poi, e per concludere, ai fatti delle Pasque intesi in senso stretto, io credo che abbiano fondamentalmente ragione quei cronisti che hanno parlato di strage per indicare come si sono mossi i veronesi in quell’occasione. Probabilmente i morti non sono stati quei 400 enfatizzati e pianti dai Francesi, ma anche lo fossero stati, la cosa non mi scandalizzerebbe. Nei momenti di guerra molti ritengono che sia un dovere uccidere il nemico. Certo è che il terrore che serpeggia fra i testimoni, i quali tutti si rinfrancano vedendo che la temutissima e attesa vendetta francese non arriva, è di per sé sufficiente a dare credito alla versione che vuole i veronesi autori di un vero e proprio eccidio. Dire che, in quella occasione, la rabbia sino ad allora repressa dai veronesi nei confronti dei Francesi, per le loro idee, il loro comportamento e, probabilmente più che altro, per le loro tasse, si sia scatenata in forme di lotta politica è, quindi, a mio avviso, eccessivo: si tratta di caricare di valori di consapevolezza politica un avvenimento che, invece, pare appartenere di più, secondo me, alla rabbia popolare per le vessazioni subite. E il comportamento dei veronesi in quella occasione, la spietata caccia al francese cui sembra aver dato vita il popolo veronese, appartiene più alla sfera dell’esasperazione che a quella della consapevolezza politica.
Credo di poter affidare alle parole di un colto e saggio bibliotecario veronese - certissimamente non accusabile di spirito rivoluzionario - il compito di chiudere queste breve righe: “io vorrei soltanto poter dire, senza tema di essere smentito, che i Veronesi rispettarono, in mezzo al loro furore patriottico, quelli che doveano in nome dell’umanità essere rispettati, cioè i fanciulli, le donne e gli ammalati negli ospitali. Alcuni dei documenti, che ho messo sott’occhio al lettore, mi lasciano incerto nell’affermar questo”.
(Giovan Battista Biadego, Prefazione a Avvenimenti successi in Verona negli anni 1798 e 1798, Franchini, Verona 1888, p. XVIII).

Maurizio Zangarini