
anno 8 - Gennaio '99 - n. 1
Direttore Antonio Aldrighetti Direttore Responsabile Enzo Righetti Redazione Stefano Boschini, Nicola Lunardi, Antonio Pizzolo, Mariano Tondini, Luca Viviani, Marta Zantedeschi Coordinamento Maria Luisa Perini
INDICE:
Pace non è solo
il contrario
di guerra,
non è solo lo
spazio temporale tra due guerre,
pace è di più.
Pace è la legge della vita umana.
Pace è quando
noi agiamo
in modo giusto
e quando
tra ogni singolo essere umano regna la giustizia.
Detto dei Mohawk
(Indiani Irochesi)
Buon anno dalla Fim di Verona
1999: La Cisl affronta il cambiamento
di Antonio Aldrighetti
Segretario della FIM di Verona
Chiuso un anno importante per l'attività sindacale, se ne apre uno altrettanto significativo. In primavera si svolgerà l'annunciata assemblea organizzativa, importante appuntamento che si colloca a metà percorso tra due congressi consentendo all'organizzazione di interrogarsi sull'efficacia dell'azione sindacale, sull'adeguatezza della sua struttura, quindi sulle eventuali modifiche da apportare all'impianto organizzativo.
La scadenza è da considerare di estrema importanza: i profondi cambiamenti in atto ci impongono di ripensare la struttura organizzativa dalla Cisl in modo da renderla maggiormente adeguata a dare risposte agili, competenti, efficaci ai problemi che stanno emergendo.
E' scontato che dobbiamo costruire un sindacato unitario, moderno, in grado di rispondere ai problemi di un mondo del lavoro fortemente cambiato in questi anni e che subirà pesanti, forti e sempre più frequenti cambiamenti anche nel futuro. Tutti lo diciamo tutti i giorni, ora si tratta di rendere la struttura del Sindacato adeguata agli obiettivi dichiarati.
Ritengo che sia indispensabile una analisi approfondita di tutta la struttura per verificare se i livelli organizzativi, gli enti, le categorie così come le abbiamo organizzate rispondono ancora e al meglio agli obiettivi originari.
Oggi il Sindacato è strutturato per categorie merceologiche: metalmeccanici, tessili, chimici, grafici, alimentaristi, edili per quanto riguarda l'industria e così via per gli altri settori dei servizi, del pubblico impiego ecc.
Ma questa suddivisione rappresenta ancora in modo adeguato il panorama del lavoro oggi? Trascurando per un attimo i grandi cambiamenti in arrivo, pensiamo ad esempio come alcuni settori pur appartenendo a categorie merceologiche diverse, sono assimilabili per il tipo di organizzazione del lavoro, per le comuni problematiche ecc. Pensiamo anche a come settori negli anni passati trainanti per l'economia nazionale abbiano subito così profonde trasformazioni da trovarsi oggi fortemente ridimensionati sia in termini di peso economico che di numero di addetti.
E se questo non bastasse pensiamo a come la globalizzazione, quindi le influenze tutte esterne al livello locale e nazionale, condizionino la nostra vita quotidiana qui e ora con una immediatezza inimmaginabile fino a pochissimi anni or sono.
La complessità della situazione impone una discussione attenta, seria ed approfondita che individui vantaggi e svantaggi delle diverse alternative avendo come unico obiettivo quello di rappresentare meglio i lavoratori evitando che gli interessi "di bottega" impediscano una discussione serena.
Non c'è dubbio, però, che una razionalizzazione che comporti l'accorpamento di categorie simili per settore o per modello organizzativo potrebbe rendere più efficace l'azione sindacale. Lo stesso ragionamento può valere per le nuove figure professionali e le nuove formule lavorative che stanno entrando nel mercato del lavoro.
L'analisi, poi, deve rivolgersi ad ogni singola struttura verificandone i compiti.
Talvolta non è chiaro l'ambito di intervento riservato ai diversi livelli nazionale, regionale e territoriale con il rischio a volte di fare le stesse cose. Ma anche le confederazioni possono intervenire sugli stessi terreni. Il risultato è uno spreco di risorse e l'incapacità di affrontare in modo efficace tutte le questioni aperte sulla scena socio-politico-sindacale. Anche le responsabilità sono difficili da individuare dentro ruoli non ben definiti. Vanno quanto più possibile chiariti i compiti di ogni singola struttura sulla base della collaborazione tra livelli per rendere trasparente l'operare dell'organizzazione e per chiarire le eventuali responsabilità dei gruppi dirigenti.
Le risorse vanno ripartite tra i livelli dell'organizzazione in modo trasparente e definito che consenta di dare certezza a tutti i livelli, è necessario garantire le quantità ripartite senza continue modifiche delle stesse e favorendo i livelli più vicini ai lavoratori dove vengono forniti i servizi.
Va infine chiarito il ruolo degli enti e dei servizi che devono privilegiare l'attività associativa del Sindacato garantendo agli iscritti servizi di alta qualità al costo più basso possibile evitando che prevalgano impostazioni che assegnano ai servizi un ruolo di finanziamento.
Materia di discussione ce n'è molta e non sarà semplicissimo. Bisognerà, però, affrontare tutti gli argomenti, a partire dai luoghi di lavoro per far contare le idee degli iscritti, coinvolgendo seriamente tutti i livelli dell'organizzazione. Serenità e determinazione a cambiare concretamente ci daranno la forza di migliorare questo sindacato che ha ottenuto grandi risultati e deve essere pronto alle sfide complicate che il terzo millennio ci riserva.
L'assemblea organizzativa diventa l'appuntamento, che ci consente di tradurre in scelte operative e in cambiamenti strutturali gli obiettivi dichiarati.
La Ditta Menber's è stata fondata nel 1965 ed opera nel settore dei ricambi e della componentistica per autoveicoli. La sede operativa si trova a Legnago.
Nel 1994 il Sistema di Qualità della Menber's è stato certificato secondo la normativa UNI EN ISO 9001.
Sindacalmente, la Ditta Menber's, si può definire una realtà un po' diversa, rispetto alle altre fabbriche, infatti tra i circa 160 dipendenti la percentuale degli iscritti al sindacato si aggira attorno al 25% equamente suddivisa, è questa la novità, tra i tre sindacati presenti all'interno dell'azienda stessa, il panorama degli iscritti al sindacato è cambiato prima che quest'anno si svolgessero le elezioni della nuova RSU, al contrario di quelle svolte nel 1995 quando F.I.M. e F.I.O.M. presentarono due liste separate, quest'anno è stata proposta una lista unica che si contrapponeva alla lista presentata dal sindacato autonomo composto da lavoratori in maggior parte fuoriusciti dalla F.I.O.M. - C.G.I.L., al termine delle votazioni sono risultati eletti un rappresentante per gli impiegati iscritto alla F.I.M. - C.I.S.L. e due rappresentanti per gli operai, uno iscritto alla F.I.O.M. - C.G.I.L., eletto anche R.L.S., e uno iscritto a Lab Libera Associazione di Base (Sindacato autogestito), tale composizione della RSU stimola ed impegna i delegati a un confronto leale e costruttivo all'interno della stessa, viste le diversità storiche e di vedute delle rappresentanze sindacali presenti.
Con questo continuo lavoro di stimolo, mediazione, confronto ci accingiamo a rinnovare il contratto aziendale che scadrà il 31 Dicembre 1998.11 precedente, firmato nel Novembre 1995, è stato uno dei primi a tener conto di aumenti salariali legati al raggiungimento degli obiettivi preposti, portando un aumento in busta paga pari a Lit. 77.000 mensili di media.
Attualmente stiamo discutendo con l'azienda il problema dei contratti "PART-TIME", già presenti all'interno con una percentuale pari al 10%, e quindi migliorativa rispetto al contratto nazionale e ad un contratto interno che innalzava la quota al 4%, questo perché sui contratti già esistenti non figurano date di scadenza e quindi vengono considerati a tempo indeterminato, precludendo ai nuovi lavoratori che ne facessero richiesta, la possibilità di poterne usufruire.
I dipendenti dalla Menber's hanno aderito al Fondo Nazionale di Pensione per lavoratori Metalmeccanici "COMETA" con una percentuale di poco inferiore al 10% e l'ultima piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale è stata approvata dalle maestranze con 68 voti favorevoli e 12 contrari su 86 votanti.
Ringrazio i lavoratori della Menber's che mi hanno eletto all'interno della RSU dandomi la possibilità di crescere personalmente e ringrazio la F.I.M. - C.I.S.L. che mi ha permesso di rappresentare la Menber's all'interno di organismi che ritengo importanti come la "consulta degli impiegati del Nord-Est", punto di partenza per la creazione di un nuovo sindacato più vicino alle realtà che cambiano velocemente.
Da qualche mese anche alla SASIB BEVERAGE SPA si è raggiunto l'accordo sul rinnovo del contratto integrativo aziendale. L'azienda che fa parte di un gruppo multinazionale, produce macchine per imbottigliamento ed occupa complessivamente 873 dipendenti nei due stabilimenti di Parma e Verona.
Dell'accordo molto corposo riportiamo alcuni capitoli dei più rilevanti:
Salario
La parte economica è legata al raggiungimento di tre obiettivi, due indicatori di bilancio (Utile operativo diviso il Fatturato e Fatturato per dipendente) delle due divisioni Parma e Verona e uno che misura la produttività del singolo stabilimento. Ad ogni indicatore è stato dato un peso percentuale al raggiungimento del premio annuo massimo, 30% il primo, 20% il secondo e 50% il terzo. Il premio totale da erogare al raggiungimento del 100% degli obiettivi è fissato in lire 1.500.000 per ogni anno. Per la verifica dell'andamento di detti obiettivi sono state istituite due commissioni, una di area e una di divisione o stabilimento.
Commissione Professionalità
ed inquadramento
Viene attivato un apposito gruppo di lavoro composto da rappresentanti dell'azienda e dei lavoratori, con l'obiettivo di identificare in modo chiaro e trasparente le competenze ed i requisiti critici che devono avere i lavoratori nelle aree analizzate e le relative esigenze formative. Tale lavoro servirà inoltre per verificare il corretto inquadramento contrattuale del personale.
Aspettative non retribuite
Viene esteso anche ai lavoratori con meno di 10 anni di servizio la concessione dell'aspettativa, per un massimo di 4 mesi non frazionabili, con la possibilità di chiedere un anticipo del TFR pari al 30% della retribuzione che sarebbe maturata nel periodo di aspettativa.
Anticipo TFR
Viene allargata la possibilità di chiedere l'anticipo, anche in più richieste, per cure mediche rilevanti con un massimo del 70% del TFR maturato. Sempre in tema di anticipo è prevista la possibilità di richiederlo in caso di aspettativa per superamento di comporto della malattia, per un massimo del 30% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore nel periodo di aspettativa.
Per ultimo, e non per ordine di importanza, anche alla SASIB BEVERAGE si ritiene che il costo sostenuto dalle Organizzazioni Sindacali sul rinnovo del contratto aziendale, non debba ricadere solo sugli associati ma è giusto che anche i lavoratori non iscritti, i quali ne hanno lo stesso vantaggio degli altri, partecipino alle spese con una quota di servizio calcolata nella percentuale del 5% sull'importo lordo del premio erogato nell'anno.
OVER MECCANICA
di Mauro Pozzerle
In data 16/09/98 è stato rinnovato l'accordo integrativo aziendale alla OVER MECCANICA SPA, azienda produttrice di macchine per la lavorazione della carta, che occupa quasi 300 dipendenti. L'intesa prevede l'istituzione di un premio annuo di risultato completamente variabile, come previsto dal contratto nazionale, legato ad un indicatore di redditività dell'impresa. Tale indicatore è costituito dal rapporto tra margine operativo lordo (MOL) e il totale delle ore lavorate nel corso di ciascun anno solare. L'importo del premio non stabilisce limiti di erogazione annuale e prevede che ad ogni punto percentuale di miglioramento, rispetto all'indice dell'anno 1997, vi corrisponda un importo salariale.
Oltre alla parte economica l'accordo ha introdotto un capitolo importante sulla formazione che riguarda l'istituzione di borse di studio annuali, da assegnare ai figli dei dipendenti in forza particolarmente meritevoli.
Un altro capitolo significativo è quello sulla flessibilità nell'orario di lavoro di entrata ed uscita, che prevede la possibilità per i lavoratori non turnisti di far slittare l'orario di inizio o quello di fine giornata pari a 30 minuti.
Come ultimo per i lavoratori che effettuano il turno notturno, verrà applicata una maggiorazione per ogni ora lavorata notturna pari al 32% della paga oraria complessiva.
Per finire anche in questa occasione, come avviene con il rinnovo del contratto nazionale, dato che rinnovare i contratti costa non solo alle aziende ma anche alle associazioni sindacali, sostenute unicamente dai lavoratori iscritti e considerato che tutti, anche i non iscritti, beneficiano degli aumenti e miglioramenti introdotti si chiede, a questi ultimi, di versare una quota contratto per il servizio dato.
La CISL di S. Bonifacio
si è trasferita in via Sorte, 52.
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IL PART TIME
a cura di Antonio Pizzolo
La legge (art. 5 L. 863/84) definisce il part time (o lavoro a tempo parziale) come l'attività svolta ad orario inferiore rispetto a quello ordinario previsto dai contratti collettivi di lavoro o quella eseguibile in periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell'anno.
Il part time rappresenta pertanto una modalità particolare di svolgimento del rapporto di lavoro.
Nella pratica è possibile individuare una serie di rapporti part time aventi caratteristiche differenziate:
Part time orizzontale:
prevede l'effettuazione della prestazione lavorativa in tutte le giornate della settimana secondo il normale calendario, ma per un numero di ore inferiore rispetto a quella dei lavoratori a tempo pieno (ad esempio, 4 ore di lavoro per 5 giorni della settimana).
Part time verticale:
il lavoro avviene solo per alcuni giorni della settimana o del mese ad orario intero (ad esempio, 8 ore di lavoro per 2 giorni della settimana, oppure tutte le domeniche di un mese) o ridotto.
Part time ciclico:
limita la prestazione di lavoro ad alcuni determinati periodi dell'anno o del mese esattamente prestabiliti (in particolare, alcune settimane al mese o alcuni mesi all'anno, sempre con orario giornaliero intero).
La prassi ha introdotto il così detto
"JOB SHARING"
nel quale più soggetti (solitamente due) assumono contemporaneamente una medesima obbligazione di lavoro subordinato che corrisponda ad un solo posto di lavoro a tempo pieno. I lavoratori hanno facoltà di distribuirsi tra loro, secondo le proprie esigenze l'orario e la quantità di lavoro anche in base a modalità di volta in volta differenti.
In questo tipo di rapporto il datore di lavoro deve osservare due distinte obbligazioni retributive nei confronti dei lavoratori, ciascuno dei quali ha diritto di percepire la retribuzione per il lavoro effettivamente prestato.
Il contratto di lavoro part time deve stipularsi per iscritto, e deve contenere per legge l'indicazione delle mansioni cui è adibito il lavoratore e la distribuzione dell'orario di lavoro con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno. Infatti, dal momento che è necessario l'accordo di entrambe le parti per poter ridurre il tempo di lavoro e per collocare la prestazione lavorativa in un determinato orario, ogni modifica del tempo e dell'orario di lavoro non può essere attuata unilateralmente dal datore di lavoro in forza del suo potere di organizzazione dell'attività aziendale.
Trasformazione del rapporto (art. 5, c. 10. L. 863/84)
Le parti possono stabilire di trasformare l'originario rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto part time.
L'accordo sulla trasformazione deve risultare da ????????? e deve essere convalidato dalla Direzione provinciale del lavoro o dalle sezioni, anche locali, del collocamento. La conversione in tal senso presume sempre l'accordo delle parti.
Part time presso più datori di lavoro:
La giurisprudenza prevalente ammette che un lavoratore part time possa instaurare più rapporti di lavoro.
Retribuzione:
La legge non prevede regole particolari riguardo alla retribuzione dovuta ai lavoratori part time.
Pertanto il corrispettivo dovuto per il lavoro part time è pari alla retribuzione stabilita per la prestazione lavorativa a tempo pieno ma proporzionalmente ridotto.
Lavoro supplementare:
La legge vieta la prestazione da parte dei lavoratori part time, di lavoro supplementare. Ciò a meno che la contrattazione collettiva, in caso di specifiche esigenze organizzative che ne giustifichino l'esistenza, non preveda diversamente, come nel caso del CCNL Addetti all'Industria Metalmeccanica Privata e dell'Installazione di Impianti (5/7/94) Federmeccanica, che prevede per i lavoratori a tempo ridotto la cui prestazione è inferiore alle 40 ore settimanali, il lavoro eccedente l'orario concordato è consentito, nel rispetto del limite individuale annuo, fino al raggiungimento delle 40 ore settimanali e per una quantità mensile non superiore al 50% della normale prestazione del mese.
Tale lavoro sarà compensato da una maggiorazione del 10%.
Ricordando Marco
E morto nel mese di ottobre,
per un tragico,
stupido, incidente stradale,
lamico Marco Ottaviani.
La sua presenza tra noi è stata speciale e preziosa,
andava ben oltre il valore,
pur importante, della militanza.
Lo ricordiamo.
Noi due, caro amico,
siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra, la nostra meta non è
di trasformarci lun laltro ma di conoscerci lun laltro e dimparare a vedere ed a rispettare ciò chegli è:
il nostro opposto e
il nostro complemento.
Hermann Hesse
DIALOGO CON CARLO GINZBURG
Vi offriamo in anteprima uno stralcio del colloquio con Carlo Ginzburg preso dalla registrazione dellincontro. Ci auguriamo, nel prossimo futuro di poter offrire alla Vostra lettura il testo completo.
Il direttivo della FIM-CISL di Verona incontra Carlo Ginzburg
Verona, 14 dicembre 1998
Antonio Aldrighetti
E' nostra intenzione di staccarci per oggi dalle questioni del quotidiano sindacale per fare un ragionamento con un testimone d'eccezione. Carlo Ginzburg è uno studioso della società europea, che lui osserva dal di fuori poiché vive, pensa e insegna per gran parte dell'anno in California. Ci pare d'aver di fronte un'opportunità culturale da sfruttare fino in fondo. Vorrei intanto ringraziarlo per la sua disponibilità a confrontarsi con noi. Federico Bozzini gli farà alcune domande dopodiché inviterei tutti a intervenire provando a ragionare e a dialogare con lui.
Federico Bozzini
Nella premessa a un libro sulla storia di un'azienda cittadina, la Galtarossa, che sta per uscire in questi giorni, i segretari dei metalmeccanici veronesi fanno un'affermazione: il sindacato deve adempiere quotidianamente alla propria parte, però, di tempo in tempo, è opportuno che si ricordi di essere la parte di un tutto. Il giorno dopo ritornerà a operare nella propria parziale specificità con animo differente. Questa diversa visione temporanea, questa possibilità di guardare le stesse questioni da punti di vista inusuali ci aiuta a cogliere per illuminazione una fetta più grande di mondo e una collocazione diversa anche dei nostri problemi. L'utilità di discutere di questi argomenti con Carlo Ginzburg è duplice. Per cambiare punto di vista si possono mutare due coordinate: il tempo o lo spazio. Lui per scelta professionale e biografica ha deciso di cambiarle entrambe nel senso che fa lo storico e quindi sgrana nel tempo i problemi, ma, come se questo non bastasse, anziché farlo in Italia, è andato a lavorare negli Stati Uniti. Stiamo quindi per confrontarci con un libero docente di punti di vista. Ma è il momento di sentire il nostro interlocutore. La mia domanda general generica è: i due punti di vista storico e geografico che tu hai scelto quali prospettive come ci possono aiutare a capire meglio la realtà veneta, italiana ed europea nella quale ci troviamo a campare?"
Carlo Ginzburg
Prima di tutto vorrei ringraziarvi per avermi invitato. Sono sicuro che uscirò da questo incontro avendo imparato molte cose. Tento ora di rispondere a questa prima domanda. La realtà degli Stati Uniti è naturalmente diversissima da quella italiana e la prima vistosa differenza è legata agli enormi spazi di quel paese. E' il primo dato che colpisce chi va in America anche da turista. Una cosa che mi ha impressionato violentemente, guidando l'auto da Los Angeles a San Francisco, è che percorrevo enormi estensioni in cui non c'erano nomi di paesi. Se uno gira l'Italia, a ogni passo si imbatte in un cartello stradale. Ogni paesetto, anche ogni abitato di pochissime case, perfino ogni cascina ha il suo nome. In America invece si percorrono enormi distanze senza imbattersi in un'indicazione toponomastica. I primi abitanti in qualche caso sono stati sterminati, in qualche altro caso semplicemente non sono mai esistiti. Quando gli europei sono arrivati hanno trovato un paese popolato da animali molto più che da uomini. Questo modo diverso di occupare lo spazio è la prima differenza che colpisce.
Federico mi chiede qual è il rapporto fra spazio e tempo se lo guardiamo dall'America. Uno può avere la tentazione di semplificare e di rispondere che l'America ci annuncia il futuro dell'Europa. In che senso? Nel senso che le ondate di emigranti che sono arrivate in America, stanno arrivando anche in Europa e in futuro questo flusso è destinato ad aumentare. Ma non credo che le cose in Europa stiano esattamente in questi termini se non altro perché nel vecchio continente non abbiamo quella disponibilità di spazio che invece è un elemento dominante della realtà statunitense. La frontiera americana si è spostata nel corso di un secolo sempre più verso il West, verso occidente. Ciò significava che chi arrivava in America aveva ampi spazi liberi a disposizione, condizione che semplicemente non esiste nel nostro vecchio continente. Quindi la risposta che l'Europa potrà dare a una immigrazione che è cominciata da tempo e che continuerà, lo possiamo facilmente prevedere, per decenni e decenni non potrà essere quella americana. Però dal modo in cui gli Stati Uniti hanno affrontato questo problema, possiamo imparare qualcosa.
In California capita di imbattersi in città in cui il 50-60% degli abitanti proviene da un solo paese, per esempio dal Vietnam. Esistono città con una dominante nazionale, legata all'immigrazione, in percentuali che da noi sarebbero inconcepibili. Se riflettiamo sulle reazioni allarmatissime che esplodono quando arrivano sulle nostre coste dei gommoni con cinquanta clandestini a bordo, possiamo renderci conto della differenza. Anche se la soluzione americana non potrà essere quella europea, ci arriva dall'America un invito a guardare al problema della coesistenza tra culture in maniera più tranquilla.
Lorenzo Riolfi
In un paese dove c'è la necessità di scappare per cercare un lavoro, come è successo in Veneto nel dopoguerra, sono d'accordo che la possibilità di muoversi e spostarsi va affermata come un diritto. Lei può confrontare le due realtà, europea e americana. Quanto ha influito l'immigrazione sulla cultura e sulla civiltà americana e quanto ha influito e prevede che influirà l'immigrazione dai paesi del Terzo Mondo sulla cultura e sulla civiltà europea?
Carlo Ginzburg
Mi pare che questa domanda tocchi da vicino il tema di cui parlavo prima. Sarei portato a rispondere che gli Stati Uniti sono una nazione di immigranti, al cui interno esiste un fortissimo accento sulle diversità culturali. La cosa curiosa è che questo paese ibrido tende a esportare una cultura che dall'esterno appare invece omogenea. Mentre uno è in America vede la presenza di "americani con la lineetta", cioè italo-americani, cino-americani, nippo-americani, ecc. L'America è fatta di gruppi e persone con una doppia identità. La cosa stupefacente e sulla quale vale la pena riflettere è che la cultura americana che invade il mondo, da Mc Donald alle canzoni, si presenta con una fisionomia specifica. E' come se tutte queste diversità venissero masticate, digerite e rielaborate e alla fine ne uscisse un prodotto omogeneo. C'è qualcosa di interessante in questa contraddizione.
Se uno guarda l'Europa nel breve periodo, l'immigrazione sembra aver avuto un peso trascurabile. Però, forse per il mestiere che faccio, sono portato a pensare a tempi molto più lunghi. Da questo punto di vista possiamo guardare anche all'Europa come a una nazione di immigrati. Negli ultimi due o tre millenni sono arrivate dall'est milioni di persone nel nostro continente e anche in Europa oggi incontriamo quelli che possiamo chiamare, sull'esempio statunitense, italo-europei, franco-europei, anglo-europei e così via. L'Europa sta nascendo sotto i nostri occhi. I banchieri decidono insieme come abbassare il tasso di sconto e l'Euro sta per entrare o per uscire dalle nostre tasche. Ci troveremo a breve di fronte a una situazione paragonabile a quella degli Stati Uniti in cui ogni europeo avrà almeno due identità. Dico almeno, perché poi si va sempre più verso il piccolo: saremo veneto-italiani-europei, ma ci sarà anche l'identità veronese diversa da quella vicentina e così via. Tutto questo è già accaduto e accade negli Stati Uniti dove esiste anche l'identità di quartiere o di segmenti della stessa città. Insegno sei mesi all'anno a Los Angeles che, occupando un'area grande come l'intera Lombardia, non si può neppure definire una città secondo i nostri criteri. All'interno di Los Angeles sono sorte delle denominazioni più specifiche come, ad esempio, "abitante delle valli". Le "valli" sono territori urbanizzati che però definiscono anche un'identità specifica come potrebbe esserlo quella di una città italiana, anche se infinitamente più grande. Quello che mi pare caratteristico è che tutte queste identità, da quelle più piccole a quelle più grandi, non si sommano, ma coesistono e interagiscono. Questo a me sembra implicare una risposta complessa rispetto a chi pensa che il mondo si sta semplicemente unificando. Se devo tornare alla contraddizione precedente fra un mondo sempre più unificato e omologato e il bisogno di conservare la ricchezza della diversità, sono portato a credere che la crescente comunicazione non distrugge di per sé le specificità.