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A 2150 gradi Fahrenheit fonde la ghisa

anno 7 - Speciale novembre ‘98 - n. 5

Direttore Antonio Aldrighetti Direttore Responsabile Enzo Righetti Redazione Stefano Boschini, Nicola Lunardi, Antonio Pizzolo, Mariano Tondini, Luca Viviani, Marta Zantedeschi Coordinamento Maria Luisa Perini

INDICE:


Care lettrici, cari lettori,

Usciamo con questo numero speciale per dare pubblicità all’esito del referendum sulla piattaforma contrattuale convinti, inoltre, della necessità di sostenere i contenuti che la caratterizzano.
Il numero contiene i dati relativi all’esito del referendum per Verona, il Veneto e a livello nazionale; riporta, inoltre, alcuni commenti di autorevoli interlocutori ai quali abbiamo chiesto un parere sulle richieste contenute nella piattaforma. In particolare abbiamo ritenuto opportuno sottolineare il valore unitario della stessa chiedendone una valutazione al Segretario Generale della CGIL Veronese.
Significativi gli interventi sull’orario che in parte chiariscono alcuni strumenti, come la Banca delle ore, e dall’altro lato mettono in evidenza la possibilità di conciliare i “tempi” delle persone con le esigenze produttive.
Giorgio Caprioli, segretario nazionale della Fim, interviene sostenendo il valore della Formazione in una prospettiva di formazione continua.
Il numero si chiude con l’intervento della Dr.ssa Donata Gottardi che dà una lettura della piattaforma dal un punto di vista dell’evoluzione delle relazioni industriali in questi anni.

La cartina di tornasole

di Roberto Fasoli Segretario Generale della CGIL di Verona


A dirci se siamo entrati o meno in una fase di stabilizzazione delle relazioni sindacali in grado di mettere al centro le questioni dello sviluppo, del lavoro, della qualità delle risorse umane e di farci rimanere dignitosamente in Europa e nel novero dei paesi maggiormente sviluppati sarà il modo in cui si chiuderà il contratto dei metalmeccanici.
Prima ancora dei contenuti ce lo dirà la sede in cui verrà firmato il contratto. Dopo le tante (troppe!) conclusioni raggiunte con la mediazione delle Confederazioni e del Governo è importante che si chiuda tra le parti categoriali, come primo segno di una positiva stabilizzazione delle relazioni pattuite con il Protocollo del 23 luglio '93 oggi in discussione.
Da sempre Federmeccanica e Confindustria hanno caricato il contratto dei metalmeccanici di significati che andavano ben oltre quello negoziale per cercare di ottenere dal Governo interventi in loro favore. Va detto per onestà che in alcune occasioni hanno potuto prendere a pretesto alcuni contenuti delle piattaforme presentate. Questa volta però non ci sono possibilità per sfuggire al merito, tutto politico, delle questioni poste.
Di fronte ad una controparte che non aspettava altro che di avere la più piccola possibilità per invocare la violazione delle regole pattuite e vigenti, i metalmeccanici, intelligentemente, hanno presentato una piattaforma ineccepibile non solo dal punto di vista del pieno rispetto delle regole salariali, ma anche relativamente all'esigenza di tornare a controllare l'orario di fatto e di riaprire una stagione di intervento sull'organizzazione del lavoro e sulla tutela dei diritti individuali e collettivi nei posti di lavoro. Hanno altresì scelto, fin dall'inizio, fatto non consueto, precise modalità per validare la piattaforma e per misurare il consenso relativo alla definizione dell'accordo, coinvolgendo nei rispettivi ruoli gli iscritti e l'insieme dei lavoratori.
Il referendum di approvazione si è svolto dopo innumerevoli assemblee. I lavoratori hanno discusso e votato con un esito inequivocabile: oltre il 70% a favore della piattaforma. A Verona e nel Veneto con percentuali superiori al 75%.
Federmeccanica nonostante ciò ha già dato segnali di chiusura invocando il costo della piattaforma. Ma la vera partita non si gioca né sul salario, né sull'orario, né sulle flessibilità, tutti temi certo importanti. La vera partita si gioca sui livelli contrattuali ed è tutta politica. Federmeccanica vuole, come Confindustria, mettere in discussione il secondo livello o quanto meno svuotarlo di significato, predeterminandone centralmente il costo con il bel risultato, oltretutto, che laddove la contrattazione di secondo livello non si realizza per le aziende ne consegue di fatto uno sconto sui costi contrattuali.
Questo è, a mio parere, il cuore del problema. La contrattazione di secondo livello è per noi determinante se vogliamo non solo distribuire ai lavoratori quota parte, anche in termini di salario, dei risultati aziendali raggiunti, ma anche se vogliamo veramente tornare a contrattare fino in fondo l'organizzazione del lavoro, l'orario, la mobilita professionale, la qualificazione del lavoratore.
Lo scontro è aperto. Da una parte il sindacato che vuole la ridefinizione di precise regole negoziali che consolidino e perfezionino il Protocollo del '93, dall'altro gli imprenditori che vogliono di fatto eliminarne uno, interrompendo cosi bruscamente i1 lungo percorso da noi iniziato per garantire progressivamente a tutti i lavoratori i due livelli negoziali, quello nazionale e quello decentrato aziendale o territoriale.
Per questo motivo il contratto si intreccia con l'agenda politico-sindacale in modo stretto e meno male che la soluzione della crisi di governo, tra le tante altre cose che ha evitato, ha anche fatto venir meno un ulteriore pretesto per gli imprenditori.
Ora possiamo di nuovo affrontare i problemi sul tavolo. Li ricordo. Approvare la legge finanziaria '99 giudicata complessivamente condivisibile dal sindacato. Dare risposte immediate ai più urgenti problemi del lavoro e dell'occupazione con un'attenzione specifica al Mezzogiorno e cominciando ad attuare fino in fondo le importanti intese sottoscritte sia sul lavoro che sulla riforma del welfare rispettivamente nel 1996 e nel 1997. Ridefinire il Protocollo del luglio 1993 consolidando i due livelli contrattuali. Portare a compimento le importanti leggi sulla rappresentanza, sulla riduzione dell'orario, sugli appalti. Rinnovare i contratti di lavoro pubblici e privati ancora aperti senza lungaggini o peggio rottura dei tavoli di trattativa.
Oggi in una situazione di incertezza economico-finanziaria a livello internazionale, in un regime di cambi fissi a livello europeo si possono imboccare due strade: quella della qualità del lavoro e del rispetto delle regole o quella dell'abbattimento continuo dei costi e della sostituzione delle regole con i rapporti di forza.
Su questo terreno il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici si intreccia con il tavolo di trattativa confederale. Gli imprenditori, strumentalmente, danno una lettura catastrofista dell'attuale situazione economico-finanziaria internazionale e contrariamente a quanto sta tentando di fare addirittura il Fondo Monetario Internazionale (FMI) impegnato a ricostruire nuove regole condivise a livello mondiale (atte a contenere i possibili sviluppi delle crisi in atto), invocano una politica delle mani libere. Altrettanto fanno tentando di inseguire la competizione sui costi chiedendo ulteriori quote di flessibilità, quando è noto a tutti che i problemi del mondo di lavoro si giocano ormai sul piano della qualità dei prodotti, dei processi, dei modelli organizzativi, delle risorse umane.
Il sindacato su questi temi ha scelto una strada chiara. Non altrettanto gli imprenditori.
Per tutti questi motivi sono convinto che la sede e il modo con cui si chiuderà questo contratto saranno importanti per farci capire se è prevalsa una linea di moderne relazioni sindacali o se siamo tornati indietro.
Vista l'importanza della posta in gioco noi dovremo essere molto determinati, sia a livello di categoria, che di confederazione.

REFERENDUM

FIM - FIOM - UILM VENETO
RISULTATI DEL REFERENDUM SULLA PIATTAFORMA PER IL RINNOVO DEL CCNL
20 OTTOBRE 1998
Percentuali
Aventi dir. Votanti SI NO Bianche
Verona 14.545 8.937 77,29 20,37 2,34
Veneto 103.082 50.772 79,17 20,83 3,48
Nazionale 961.208 514.043 70,13 29,87 2,29

Comunicato stampa trasmesso ai quotidiani locali a cura delle segreterie FIM-FIOM-UILM di Verona

I lavoratori metalmeccanici delle imprese industriali di Verona hanno votato in questi giorni la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro.
E' una delle scadenze più importanti, insieme al rinnovo dei contratti aziendali, per l'attività del sindacato dei metalmeccanici per questo le organizzazioni sindacali FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL di Verona hanno compiuto uno sforzo straordinario per illustrare a tutti i lavoratori, i contenuti delle richieste contrattuali.
In questi giorni, fino al 20 d'ottobre sono state realizzate più di 170 assemblee in oltre 160 aziende metalmeccaniche di Verona e provincia e sono stati coinvolti 14.500 lavoratori circa, che hanno espresso il loro parere in questo modo:
Favorevoli pari al 77,29% Contrari pari al 20,37% Bianche pari a 2,34%

Le organizzazioni sindacali FIM-FIOM-UILM, esprimono soddisfazione per il grande impegno realizzato, da tutti gli operatori sindacali e dalle centinaia di delegati nei luoghi di lavoro e per il risultato ottenuto.
Ora la palla passa al tavolo della trattativa nazionale al quale si dovrà verificare se esistono la condizioni per un confronto rapido e costruttivo.
Le scelte fatte nell'individuare la richieste da presentare alle organizzazioni degli imprenditori, derivano principalmente dalla necessità di innovare le norme contrattuali per renderle attuali rispetto ai cambiamenti che stanno avvenendo e che si realizzeranno nei prossimi anni nel mondo del lavoro.
Ricordiamo le principali richieste, che sono.
- la conferma dell'attuale sistema di contrattazione, articolato su due livelli, nazionale e aziendale;
- la difesa del potere d'acquisto dei salari dei metalmeccanici in base all'inflazione programmata per i prossimi due anni che è pari al 3%, di conseguenza chiediamo un aumento mensile pari a £. 80.000 mensili medie;
- La ridefinizione delle norme contrattuali che riguardano l'orario di lavoro, che in questi anni invece di ridursi a fronte delle riduzioni ottenute con la contrattazione, si è allungato fino a raggiungere medie settimanali intorno alle 45 ore;
- L'obbiettivo della richiesta è quello di fare in modo che i lavoratori possano utilizzare l'orario e le riduzioni ottenute per rispondere nel miglior modo possibile alle proprie esigenze di flessibilità;
- Il rafforzamento dell'istituto della previdenza integrativa che ha avuto un alto numero d'adesioni tra i lavoratori metalmeccanici anche a Verona.
Questo rinnovo contrattuale è anche l'occasione per consolidare il rapporto con gli iscritti alle organizzazioni sindacali, e coinvolgerli nelle decisioni importanti che si dovranno prendere durante questa trattativa.
Verona, 21 Ottobre 1998

LA FORMAZIONE NELLA PIATTAFORMA DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO 1998
di Giorgio Caprioli - segretario nazionale Fim Cisl

L'attenzione alla formazione professionale è una delle peculiarità della piattaforma per il CCNL 1998. Si tratta di un argomento non nuovo, ma a cui siamo abituati a dare una importanza secondaria; le novità presenti nelle aziende e fra i lavoratori metalmeccanici (in particolare i numerosissimi giovani) ci impongono invece di considerarlo centrale. In tutta la zona prealpina siamo arrivati a un tasso di disoccupazione "frizionale" (2 4%). Moltissimi giovani; finita la 3° media, trovano facilmente lavoro come operai generici. A 15 anni avere in tasca 1 milione - senza dover dar nulla ai genitori che, in genere, lavorano - significa essere dei signori. Dopo 10-15 anni lo stesso lavoratore è in età da matrimonio. Se è rimasto un operaio generico e non ha imparato un mestiere più qualificato è un poveraccio, che guadagna poco e rischia di perdere il lavoro e di faticare molto per trovarne uno nuovo. I pochi disoccupati delle aree del centro-nord sono prevalentemente ultra-quarantenni con bassa scolarità espulsi dalle ristrutturazioni e difficili da ricollocare per mancanza di qualificazione. D'altra parte è evidente, dentro le aziende, quanto sia ormai difficile dare risposte sindacali credibili ai "terzi livelli a vita", lavoratori con mansioni faticose e bassi salari ai quali si è risposto per molti anni con automatismi contrattuali (contingenza, passaggi di categoria legati all'anzianità, scatti) non più difendibili. La vera competizione nei prossimi anni si giocherà sulla qualità. Per fare qualità occorre manodopera più qualificata e meglio istruita. Per tutti questi motivi la formazione diventa centrale come scommessa sul futuro: essere qualificati è la vera assicurazione contro la disoccupazione nei prossimi anni. Ciò vale in particolare per i giovani a cui va garantita una buona formazione di ingresso al lavoro tramite l'apprendistato e i contratti di formazione e lavoro, ma anche per i più anziani, che potranno beneficiare delle nuove norme legislative sulla formazione permanente.
Per questo nel contratto chiediamo l’ istituzione delle commissioni formazione nelle aziende medio - grandi (con più di 300 addetti) e di quelle territoriali (provinciali), per le piccole aziende. Ci sono inoltre diverse richieste finalizzate ad aiutare ed incentivare sul piano personale i lavoratori che studiano. Innanzitutto il miglioramento delle 150 ore sia come possibilità di utilizzo (fasce orarie non sovrapposte e innalzamento della percentuale di assenze contemporanee) sia come volume di ore disponibili. In secondo luogo l'accesso privilegiato per motivi di studio ad istituti contrattuali come le aspettative, il part-time, l'utilizzo delle riduzioni d'orario e la banca delle ore. Infine un bonus di otto ore nel quadriennio per motivi formativi.
Vogliamo inoltre introdurre il certificato professionale in cui l'azienda attesti le competenze del lavoratore, acquisite sia con la pratica lavorativa che attraverso la formazione e lo studio. Naturalmente il miglioramento delle condizioni di lavoro e delle aspettative professionali dei lavoratori dipende da un insieme organico di cambiamenti che riguardano l'organizzazione del lavoro, la gestione dei percorsi di carriera, la filosofia nella assegnazione di compiti e mansioni, il sistema di inquadramento professionale e le sue logiche premianti implicite. Ma insieme a questi fattori, e forse al primo posto per importanza, senza dubbio nel prossimo futuro un ruolo fondamentale sarà giocato dalla formazione come sistema di opportunità personali, che nel nostro paese ha bisogno di un deciso miglioramento.

L’ANNUALIZZAZIONE DEGLI ORARI E LA BANCA DELLE ORE

Su gentile concessione delle autrici, pubblichiamo alcuni stralci dalla ricerca in fase di pubblicazione: “Riprogettiamo il tempo. Manuale per la progettazione degli orari di lavoro” - Autori: Marina Piazza, Anna M. Ponzellini, Elena Provenzano, Anna Tempia - Ed. Fondazione Regionale Pietro Seveso e Gender, Milano 1998, che riguardano alcune modalità di flessibilizzazione dell’orario di lavoro. In particolare riprendiamo alcuni passaggi della parte che riguarda l’annualizzazione degli orari e la banca delle ore.
Le considerazioni esposte ci sembrano particolarmente utili per cogliere le implicazioni che le nostre richieste contrattuali in tema di orari di lavoro comportano e mettono in luce le “attenzioni” che devono accompagnare la progettazione e la realizzazione dello strumento della Banca delle ore nelle aziende. Viene sottolineata la necessità di un rapporto “fiduciario” con l’azienda per una corretta gestione dello strumento e l’opportunità che esso rappresenta relativamente alla possibilità di un controllo e di una reale gestione degli orari nei luoghi di lavoro. La ricerca sottolinea inoltre, in modo efficace, la necessità che alle regole generali si affianchino studi adeguati delle diverse realtà aziendali nelle quali lo strumento andrà applicato per renderlo più vicino alle reali esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici.

“Gli esempi di annualizzazione dell’orario che si possono fare sono numerosi. Si va da forme da tempo sperimentate di contrattazione dello scaglionamento delle ferie e del calendario annuo, all’introduzione di sistemi di turnazione complessi e discontinui nell’arco dell’anno.
Il meccanismo di regolazione che sta alla base di questi orari è quello del “supero” e del “recupero”, rispetto ad un orario a durata standard, ma che può essere a giornata, a “orario settimanale articolato” o a turni.
Le modalità di “superare” l’orario possono limitarsi ad “allungare la durata del tempo di lavoro (tipico esempio è lo straordinario), oppure potrebbero arrivare a modificare la forma di orario, per esempio con il passaggio dalla giornata ai turni, o con modifiche agli schemi di turno.(...)
Una considerazione importante per la progettazione di questo tipo di orari è che, in presenza di forme di orario discontinue, quanto più aumenta la gravosità dei vincoli presenti nell’orario, tanto più si deve superare l’idea di un bilanciamento esclusivamente aritmetico tra le ore date in “più” in un periodo dell’anno e le ore lavorate “in meno” in un altro, per ricercare un “equilibrio accettabile” tra la flessibilità a vantaggio di chi lavora e la flessibilità a favore dell’azienda, che comporta numerosi disagi.
Per evidenziarli può essere utile rispondere alla domanda: “in quale misura il tempo personale è accessibile da parte del tempo di lavoro?”. (...)
L’orario di lavoro resta infatti un tempo che incide fortemente sugli altri tempi e la sua variabilità richiede un grosso investimento personale per ridefinire la collocazione delle attività quotidiane rispetto alla loro successione, alla ripetitività delle loro sequenze e alle loro durate.
Per questo motivo nei casi di orari progettati su base annuale, è indispensabile che chi lavora possa conoscere con largo anticipo quali saranno i periodi di più intenso lavoro e quali quelli ad impegno ridotto.”
Di seguito viene il ragionamento sullo strumento della Banca delle ore che cerca di mettere in evidenza sia gli aspetti propositivi che quelli problematici.

LA BANCA DELLE ORE
“Dalle esperienze in corso sembrerebbe utilizzabile, in particolare, da lavoratori impegnati su orari “a giornata” in reparti o uffici in cui vi è il ricorso agli straordinari in alcuni periodi dell’anno, ma in cui lo straordinario non sia né troppo elevato né una costante.
E’ praticabile là dove le unità operative sono costituite da un numero di addetti sufficiente a garantire il funzionamento dell’attività anche nel caso in cui ci siano colleghi assenti per “fare i recuperi”.
Vi sono delle condizioni organizzative necessarie al successo di questa norma.
Innanzitutto occorre che all’interno della variabilità dei volumi di produzione vi sia la presenza di periodi di rallentamento produttivo, durante i quali sia desiderabile e sia possibile “orientare” la fruizione di parte dei recuperi o dei periodi di ferie.
L’organico deve essere numericamente adeguato alle esigenze produttive e tale da permettere i recuperi. A questo fine, va calcolato un margine per consentire le sostituzioni anche nei periodi di “punta” e che ovviamente non potrà che essere più ristretto di quello dei periodi di “morbida”.
L’organizzazione del lavoro e la distribuzione delle mansioni devono essere tali da consentire i recuperi individuali attraverso l’intercambiabilità, almeno parziale, degli addetti.
Buone relazioni sindacali e buona contrattazione facilitano l’applicazione della norma, sia perché entrano in gioco dei comportamenti che implicano reciproca fiducia, sia perché occorrono buona conoscenza del ciclo produttivo e capacità di controllo su organici e carichi di lavoro da parte delle rappresentanze sindacali. (...)
Per un corretto funzionamento della “Banca delle ore”, a garanzia e vantaggio di chi lavora si possono dare alcune indicazioni.
Innanzitutto occorre impostare una sorta di contabilità individualizzata attraverso cui evidenziare le ore “accreditate” nel corso dell’anno. Anche chi lavora dovrebbe riceverne informazione con cadenza almeno mensile. (...)
L’accesso alla propria banca delle ore dovrebbe avvenire in modo formalizzato. (...)
Si suggerisce di impostare un monitoraggio permanente dell’accumulo delle ore nella banca e dei relativi recuperi, con la stesura di un “estratto conto” a cadenza trimestrale, che visualizzi la situazione a livello di ogni reparto. Tale documento dovrebbe diventare oggetto di informativa sindacale e dovrebbe servire a valutare il funzionamento effettivo della banca.
Le lavoratrici e i lavoratori inizialmente devono essere aiutati e sollecitati ad impadronirsi delle opportunità di questo strumento, e anche a sviluppare quella collaborazione reciproca che è necessaria nei momenti in cui il collega è in recupero.
L’azienda deve organizzare le sue rilevazioni in modo tale da essere un “fiduciario” credibile per i suoi dipendenti, e operare con disponibilità al dialogo qualora ci siano delle richieste di chiarimento o contestazioni.
Il funzionamento della banca delle ore deve essere contrattato contestualmente agli straordinari e agli eventuali orari “supplementari”, che devono essere quantificati e organizzati secondo le clausole previste dai vari contratti di categoria. Il fatto che ci sia una “banca delle ore” non autorizza l’azienda a chiedere lo straordinario al di fuori delle modalità contrattuali previste.
Non si possono dare regole generali su tutti gli aspetti di regolazione della banca delle ore, ma si può indicare che è opportuno decidere in sede contrattuale e in modo aderente alle singole realtà, i seguenti aspetti: quanto può essere elevata la quota di ore accantonabile in recuperi e in quanto tempo utilizzarla, quali sono gli archi temporali annuali durante i quali è auspicabile prendere parte dei recuperi, con quanto tempo di anticipo si debba farne richiesta di utilizzo, quali siano i casi in cui si debba dare assoluta priorità alle esigenze personali anche presentate “all’ultimo momento”, se è possibile o no trascinare all’anno successivo una quota delle ore della propria banca. In ogni caso si può dire che la banca delle ore funziona solo se c’è l’effettiva possibilità di fare i recuperi (...).
I benefici per chi lavora sono da valutare rispetto alla qualità dei recuperi individuali possibili. E’ infatti positivo per chi lavora, svincolarsi “quando serve”, così come è utile avere l’opportunità di accedere alla banca anche per piccole quote di tempo, come la mezza giornata o alcune ore.
Nell’immediato è possibile che non si dia valore all’opportunità di riprendersi il tempo attraverso la banca e ci vuole un po' di rodaggio per abituarsi all’idea che ci sono dei margini individuali per programmare il proprio tempo libero dal lavoro.”

LE REGOLE DELLA RAPPRESENTANZA

Prof.ssa Donata Gottardi Associata di Relazioni Industriali e Diritto del Lavoro, Università di Verona

La piattaforma dei sindacati metalmeccanici per il rinnovo economico e normativo del c.c.n.l. presenta numerosi aspetti interessanti. Ci si limiterà, qui, ai più significativi. Innanzitutto viene ribadita la particolare attenzione ai rapporti con i lavoratori rappresentati che costituisce da tempo connotato peculiare della categoria. Nella 'Premessa' si sottolinea, infatti, il vincolo a un "preciso iter democratico" nel percorso contrattuale, che, nella fase preliminare, assume le vesti di assemblee e referendum sulla piattaforma e, nella fase conclusiva, quelle dell'affidamento di mandato vincolante a concludere l'accordo, nonché dell'indizione di referendum sullo stesso. Un blocco quasi ridondante - almeno nella parte finale, dato che la richiesta motivata di mandato a concludere dovrebbe assorbire e non farsi accompagnare dall'approvazione a maggioranza dell'accordo - ma che consente di recuperare il gap esistente nelle nostre relazioni industriali tra un sindacato rappresentativo della categoria che stipula il contratto di fatto efficace per tutti gli appartenenti alla stessa e una disciplina giuridica che progetta lo stesso risultato, ma solo mediante legge ordinaria di attuazione della seconda parte dell'articolo 39 della nostra Costituzione. Ed è la norma finale della piattaforma a fungere da tassello di chiusura del sistema: le quote contrattuali sono infatti il meccanismo, talora contestato e che fa meravigliare i partner europei, che suggella il rapporto, anche di sostegno economico, tra i sindacati stipulanti e i lavoratori a questi non iscritti. Di questo percorso, è già stato attuato il primo passaggio. A distanza di un mese esatto (il testo porta la data del 22 settembre), si è tenuto il referendum e sono stati diramati (in data 21 ottobre) i risultati. Su un totale di quasi un milione di lavoratori, di cui coinvolti sono poco più di 800.000 persone, i votanti sono stati 514.043 pari al 62,93%, di cui favorevoli il 70,13% e contrari il 29,87%. Per quanto riguarda l'articolazione contrattuale, si rileva l'assenza di indicazioni precise, che si traduce nella volontà di proseguire all'interno degli assetti previsti nel Protocollo trilaterale del luglio 1993 o in quelli futuri, se la revisione in corso avrà approdo. Nella 'Premessa' si evoca, infatti, la eventuale "ridefinizione" del Protocollo, a seguito del "confronto già avviato tra Governo e parti sociali", che va intesa come presa d'atto dell'apertura di una fase di verifica-rielaborazione delle regole e insieme conferma della volontà di adeguarvisi costantemente. Non va dimenticato che il rinnovo precedente - quello del 1994 - ha brillato per il ferreo rispetto proprio delle indicazioni, da poco concordate, sui tempi e le modalità di trattativa e di rinnovo: contratto siglato immediatamente dopo la scadenza, senza scioperi. Certo, più difficile è stato il rinnovo per il biennio economico, a conferma di un'altra costante dell'evoluzione storica del settore: il contrasto tra le parti sulla retribuzione e le sue dinamiche, la disponibilità a sperimentare innovazioni e strategie sulla parte normativa, da cui il riconoscimento della qualifica di 'contratto-pilota' al contratto dei metalmeccanici . Ed infatti la piattaforma dedica il primo paragrafo proprio ai "diritti". Tra questi, il primo posto è rappresentato dall'apertura dell'ombrello contrattuale in caso di fenomeni di esternalizzazione. La indicazione della piattaforma è ancora approssimativa, quanto a strumenti e tipologie coinvolte, ma dimostra che il segnale di allarme è stato percepito dal sindacato, che sta attrezzando rimedi. Questi andranno però attentamente costruiti, per evitare rischi di scarsa effettività della norma contrattuale e di contrasto, talora eccepito in dottrina e in giurisprudenza, con il principio di libertà di scelta contrattuale da parte di soggetti-terzi. Di notevole significato, risulta la richiesta di introduzione della 'Banca delle ore', esperienza che appare idonea a correlare (finalmente), sul tema dell'orario di lavoro, la definizione di regole e di controlli sindacali con l'utilizzazione personale. Collettivo e individuale trovano la possibilità di saldarsi. E' questo il senso della indicazione di una contabilizzazione delle ore di lavoro straordinario con scelta affidata anche al lavoratore (in alcuni casi: al lavoratore/lavoratrice) tra il pagamento o la fruizione di riposi compensativi. Non si tratta solo di relazioni industriali più evolute, ma della scommessa di una nuova cultura del lavoro, in cui il sindacato concorda cornice e strumenti e il lavoratore partecipa attivamente alla gestione del proprio rapporto di lavoro, potendo incrociare esigenze personali o formative. Il cambiamento anche nella politica sindacale appare evidente, ad esempio, nella richiesta relativa al Part time. Con pragmatismo, si inverte la direzione della percentuale di utilizzazione attualmente esistente, che da massima diventa minima, in caso di richiesta da parte dei lavoratori. Da notare che avere la soglia fissata al 2% è in ogni caso di per sé già elemento indicativo della scarsa femminilizzazione del settore. L'inversione di segno prospetta, di nuovo, un ruolo più consapevole da parte dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici, che sono le naturali destinatarie di questa tipologia contrattuale: più libere di calibrare a propria misura l'impegno lavorativo, senza che la contrattazione collettiva si arroghi il diritto di 'salvarle' dal ricatto della probabile necessità di accollarsi anche il lavoro di cura. La trasformazione in cifra fissa degli scatti di anzianità; il conglobamento nella paga base di contingenza, EDR e premio di produzione; la richiesta di 80.000 lire per la quarta categoria contrattuale e la conseguente riparametrazione sul ventaglio parametrale ridotto, corrispondente alla scala 100/200, sono gli elementi fondanti delle rivendicazioni nell'area economica, espressamente destinati a favorire le fasce più deboli, perché precarie, flessibili o scarsamente professionalizzate. Si combina con questo un rinvio ad affrontare "nella prossima tornata contrattuale, il problema della valorizzazione della professionalità", con una attenzione già da subito dedicata alla formazione permanente, con l'utilizzo di periodi di congedo e la certificazione dei risultati Chiudono la piattaforma le norme: sulla previdenza complementare, con richiesta di aumento della percentuale del TFR da destinare al Fondo, sull'inquadramento professionale, con trasformazione della quinta categoria super in una sesta categoria professionale; sulle sospensioni per problemi di salute, con prolungamento del periodo di comporto e particolare tutela per le lunghe e gravi malattie; sul TFR, con inclusione nella base di calcolo della tredicesima mensilità; sulle trasferte, di cui si chiede il miglioramento del trattamento soprattutto economico.