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IL PROGETTO
Di Tullio Magagna Segretario Generale FIM-CISL Verona
Ogni qualvolta viene iniziata una campagna aiuti per qualsiasi valido motivo, sia in occasione di calamità naturali, di guerre, di paesi poveri, di persone bisognose, trova nella gente un riscontro al di sopra delle aspettative.
Purtroppo, troppo spesso, la generosità viene mortificata dall'uso improprio che qualcuno fa degli aiuti raccolti grazie allo slancio delle persone che con generosità rispondono agli appelli.
Si rincorrono notizie di malfattori che si arricchiscono alle spalle dei disgraziati in attesa di aiuti, di potenti che speculano sulla generosità delle persone, di mafie locali e non che controllano le opere in corso.
Ma la cattiva gestione delle risorse non mette in discussione la bontà delle azioni proposte.
A partire da queste considerazioni ci siamo chiesti se non sia possibile dimostrare che solidarietà e gestione della stessa in modo trasparente e con garanzie che quanto offerto sia realmente e interamente impiegato per il progetto proposto non possano essere obiettivi realizzabili.
E se provassimo noi a dimostrare che si può gestire onestamente e in modo trasparente la solidarietà, valore che sta alla base della nostra vita associativa?
E' necessario che la scelta cada su una iniziativa che possiamo davvero controllare dall'inizio alla fine; che ci consenta di gestire tutto il ciclo dalla raccolta dei fondi, l'acquisto dei materiali, la spedizione e la realizzazione concreta dell'opera sotto il nostro diretto controllo fino alla consegna ai fruitori finali e con la possibilità di verifica di quanti hanno contribuito alla concreta realizzazione del progetto.
Attraverso alcune organizzazioni di solidarietà internazionale abbiamo valutato alcuni progetti: la fabbricazione e la distribuzione di medicinali in alcuni paesi africani, la realizzazione di un ambulatorio in un paese dell'est, la costruzione di scuole o di ospedali e così via. Tutte ci ponevano un problema: avremmo dovuto affidare ad altri pezzi importanti del progetto e quindi non saremmo stati in grado di controllare tutta la catena dall'inizio alla fine.
Gianni Italia, ex segretario generale della FIM nazionale oggi a capo dell'ISCOS, di passaggio da Verona e a conoscenza della nostra intenzione, ci ha girato una proposta che era giunta a lui dal Marocco. Un piccolo paese sulle montagne a nord del Marocco, con qualche potenziale turistico grazie ad una splendida sorgente di acqua frizzante naturale con capacità curative, non ha l'acquedotto e gli abitanti non hanno le risorse per realizzarlo in proprio. Dispongono solo di una fontanella alimentata da un pozzo costruito da loro.
L'acqua corrente è indispensabile per qualsiasi ipotesi di sviluppo di attività, oltre che essere utilissima per la qualità della vita.
Il progetto era alla nostra portata, ci pareva interamente controllabile da noi e dai nostri iscritti, ci piaceva. Si trattava di verificare le informazioni e la fattibilità del progetto.
Abbiamo visitato il luogo, le informazioni corrispondevano alla realtà. Gli abitanti hanno cominciato a costruire una cisterna per la raccolta dell'acqua in un punto in alto sopra il paese da cui sia poi possibile distribuirla a caduta in tutti i punti dove si trovano le abitazioni. Mancano, però, i soldi per le tubazioni e per le pompe che dovrebbero far arrivare l'acqua alla cisterna.
Abbiamo parlato con i rappresentanti degli abitanti, una sorta di assemblea dei capifamiglia, con il sindacato locale e nazionale del Marocco e con i rappresentanti dell'agenzia governativa per lo sviluppo delle regioni del nord, le più povere del paese.
A quel punto le condizioni c'erano e così abbiamo costruito il nostro progetto di realizzazione.
Fatto eseguire da tecnici il piano costruttivo, ne è uscito un conto di materiali, tubi, raccordi, pompe eccetera per circa 200.000.000 di lire: era più di quanto ci aspettavamo, ma contiamo sia possibile arrivarci se ognuno di noi farà la sua parte.
Abbiamo chiesto tra i nostri iscritti e militanti la disponibilità a prestarsi per la realizzazione in termini di volontariato e ne abbiamo avuto una risposta lusingante e pensiamo che altre disponibilità arriveranno.
Agli abitanti abbiamo chiesto la disponibilità a lavorare con noi per la realizzazione dell'opera perché pensiamo che oltre ad essere un aiuto prezioso sia un modo per verificare il loro concreto interesse all'opera e quindi alla disponibilità alla pur poca manutenzione di cui un acquedotto ha bisogno.
Al sindacato del Marocco e all'agenzia governativa abbiamo comunque chiesto la garanzia di sorvegliare in futuro sull'opera per evitare che possano verificarsi utilizzi impropri che non ci farebbero certo piacere.
Verificate queste disponibilità, si tratta ora di raccogliere i fondi necessari. Chiediamo ai lavoratori metalmeccanici veronesi di contribuire con 30.000 lire. Una cifra che tutti si possono permettere. Con meno di quello che ognuno di noi spende in un mese per il caffè possiamo costruire un'opera preziosa per un intero paesino.
Con l'acqua migliorerà sicuramente la qualità della vita e ci sarà una possibilità di sviluppo che forse permetterà ad alcune persone di trovare occupazione e reddito nel loro paese, restando con le loro famiglie senza dover emigrare per garantirsi il reddito.
A noi rimane l'onere della trasparenza. La nostra proposta è che i delegati di tutte le aziende metalmeccaniche veronesi, insieme a quei lavoratori che fossero interessati, diventino il consiglio d'amministrazione del progetto per garantire il controllo di quanto raccolto e del suo impiego per la realizzazione dell'opera. A loro vorremmo affiancare persone esterne all'organizzazione e con soli poteri di controllo per garantire autonomia tra controllati e controllori.
L'impegno che tutta l'organizzazione assume è di garantire assoluta trasparenza fornendo a tutti coloro che vorranno partecipare all'avventura una informazione minuziosa della contabilità dell'operazione sia per quanto riguarda le entrate che per gli impieghi.
Noi siamo convinti di potercela fare, più saremo e meno fatica faremo.
E forse potremo tra qualche mese diventare un esempio da imitare per trasparenza e risultati, e a quel punto avremo raggiunto due risultati: un paese che vive meglio e meno diffidenza nei confronti della solidarietà. |