| Scritto basandosi su documenti e carteggi ufficiali (della prima metà del secolo scorso) tra imperial regio governo, provincia, deputazione comunale, commissari, eccetera, il libro testimonia da un lato la tenacia con la quale il potere centrale austriaco cercava di elevare a livello mitteleuropeo lo standard sanitario dell'estrema periferia dell'impero attraverso l'introduzione di medici, ostetrici e veterinari e, dall'altro, la disarmante e scanzonata caparbietà dei destinatari di tante imperiali attenzioni che, pur senza ribellarsi a nessuna delle premurose direttive viennesi, continuava a preferire l'opera del flebòtomo, |
|
della levatrice e del maniscalco, convinti che quanto maggiore era la qualificazione tanto più compromesso con il sistema fosse il professionista. "L'obiettivo del governo non è quello di divulgare la scienza, ma di diffondere e radicare socialmente i funzionari scientificamente legittimati". In questa frase dell'autore è racchiuso lo spirito del suo libro, anzi del libro degli erbetani, perché è il popolo di Erbé, piccolo comune in provincia di Verona, con le sue furbizie, le sue abitudini, le sue risse che brulica in queste pagine resistendo trionfalmente alla razionalità illuminista di uno Stato, in fondo, più padre che padrone
|